Educazione alimentare nell’obesità infantile
NonSoloFitness: divulgazione, formazione, consulenza
Corsi di formazione Corsi di formazione per Personal Trainer, Istruttori Fitness
06 40403925

Educazione alimentare nell’obesità infantile

Considerando che un’alimentazione sana non deve solo rispettare le necessità qualitative e quantitative dell’organismo, ma deve armonizzarsi con la sfera psicologica e di relazione dell’individuo, la finalità dell’educazione alimentare si persegue con il raggiungimento di alcuni obiettivi significativi per la salute e il benessere del bambino.

Autore:
Ultimo aggiornamento:

Educazione alimentare nell’obesità infantile

L’obesità in età infantile è considerata un problema clinico importante per diverse ragioni, perché vi sono complicanze mediche abbastanza frequenti e inoltre, vi sono conseguenze psicologiche non trascurabili. Ad esempio: insoddisfazione corporea, sulla bassa autostima e sulla marginalizzazione sociale dei bambini.

L’obesità infantile frequentemente persiste nell’età adulta. Negli ultimi anni, in particolare nei paesi più industrializzati, la frequenza e la severità con cui l’obesità si presenta nei bambini e negli adolescenti sono aumentate nettamente, a causa dell’eccesso di dolci consumati e dell’insufficiente attività fisica svolta dai più piccoli, grandi utilizzatori di computer e televisione, ma spesso pigri e golosi. Il punto di partenza per una scelta tra i diversi mezzi e metodi a disposizione per la cura dell’obesità, è proprio la consapevolezza che abitudini alimentari errate costituiscono il principale fattore eziopatogenetico, sono infatti pochi i casi in cui l’obesità può essere attribuita ad alterazioni genetiche.

Nella maggior parte dei casi è, al contrario, evidente una stretta correlazione fra obesità ed alimentazione errata. Nell’alimentazione del bambino, prima dello sviluppo di una condizione di obesità, un eccessivo consumo di alimenti ricchi di lipidi si traduce in un accumulo, incrementando così i depositi di tessuto adiposo. Anche l’eccesso di carboidrati, in particolare di quelli semplici, è stato considerato come fattore contribuente allo sviluppo dell’obesità; è stato infatti dimostrato come bambini con l’abitudine ad assumere succhi di frutta in quantità elevata presentino una condizione di obesità accentuata.

Tale eccessivo consumo si verifica infatti generalmente in aggiunta ai pasti tradizionali e comporta, pertanto, un incremento all’apporto calorico giornaliero con conseguente aumento ponderale. La terapia dietetica resta il cardine nel trattamento dell’obesità infantile. Non vanno comunque trascurati ulteriori provvedimenti che possono potenziare i risultati della terapia nutrizionale, infatti un’attiva collaborazione da parte della famiglia aumenta significativamente le potenzialità del processo terapeutico in età infantile.

Sarebbe auspicabile, per un risultato soddisfacente, l’applicazione di un intervento terapeutico di gruppo che coinvolga anche la famiglia. Fondamentale è inoltre l’associazione della dieta all’attività fisica regolare, tale da facilitare il dimagrimento qualitativamente migliore, con la conservazione delle masse muscolari. La scelta di uno schema alimentare deve tenere conto di alcuni problemi particolari, quale l’apporto calorico adeguato a seconda delle esigenze di crescita. L'intervento deve innanzi tutto essere mirato a raggiungere la consapevolezza del proprio corpo, delle sensazioni che da questo provengono, della capacità di discriminarle.

Senza il raggiungimento di questo obiettivo primario, probabilmente ogni dimagrimento faticosamente raggiunto con diete ed esercizio fisico sarà destinato a fallire. È necessario un intervento che coinvolga vari specialisti. È importante, quindi, unire ad un lavoro psicologico la professionalità del medico curante e del dietista.

Talvolta sarà necessaria una vera e propria educazione alimentare, per le persone interessate e per i familiari. Il fabbisogno nutrizionale cambia man mano che il bambino cresce. I fabbisogni calorici, sino alla pubertà, sono analoghi tra maschi e femmine e valgono circa 70kcal/kg di peso corporeo per bambini tra sette e dieci anni. Devono essere invece limitati tutti gli alimenti ricchi in acidi grassi saturi, come le carni grasse, il burro e i formaggi grassi. Il bambino ha bisogno di un apporto equilibrato di proteine come il pesce, il pollo e legumi, carboidrati come pasta, riso e pane integrale e l’apporto ottimale di fibre viene raggiunto consumando tutti i giorni frutta e verdure cotte o crude in entrambi i pasti principali.

Il bambino ha bisogno di essere assistito nella selezione di cibi che rappresentano buone fonti di minerali e vitamine e che forniscono adeguate quantità di proteine e calorie, così che siano soddisfatti i fabbisogni nutrizionali. Chi si prende cura del bambino deve variare spesso la preparazione di pasti e spuntini allo scopo di fornire una dieta diversificata e allo stesso tempo bilanciata a livello nutritivo; la varietà inoltre evita il rischio di ingerire continuamente e ripetutamente eventuali sostanze estranee e non desiderabili presenti negli alimenti, il variare serve anche a soddisfare di più il gusto, a combattere la monotonia dei sapori.

Abitudini alimentari e preferenze acquisite durante l’infanzia possono diventare consuetudini che durano tutta la vita. “Nel momento in cui un bambino acquista maggior indipendenza e quando i coetanei esercitano una crescente influenza su di lui, è possibile comunque fornirgli le basi per una scelta ottimale dei cibi seguendo alcuni accorgimenti: - le abitudini dei genitori e dei fratelli hanno una notevole importanza nel determinare l’atteggiamento verso il cibo. I genitori devono stabilire ore per i pasti regolari, incoraggiare l’assunzione della colazione e fornire spuntini nutrienti in un clima piacevole, senza obblighi. È stato rilevato che in questo gruppo di età gli spuntini forniscono approssimativamente un quarto dell’apporto energetico totale”1.

Nuovi cibi devono essere introdotti gradualmente, all’inizio del pasto, quando il bambino è affamato. Verdure e carne sono i cibi più frequentemente detestati dai bambini, ma forniscono nutrienti importanti. - Il ritmo di crescita, il controllo delle abilità motorie più semplici e più complesse e lo sviluppo della personalità incidono su che cosa e quanto mangia il bambino. Le porzioni devono essere compatibili con il grado di sviluppo del bambino.

Un’ipoalimentazione o saltare alcuni pasti riducono le capacità fisiche e mentali necessarie per il suo processo di apprendimento. - Stress emotivi o il coinvolgimento in altre attività durante le ore dei pasti possono influenzare la quantità di cibo e nutrimenti assunti. Queste situazioni devono essere ridotte al minimo o evitate. Bisogna assolutamente che i bambini si abituino a consumare una prima colazione abbondante, che consenta loro di affrontare la scuola e le attività fisiche del mattino in modo ottimale, con energie fisiche e mentali idonee alla necessità. La colazione del mattino non deve essere monotona e contenere tutti i giorni il latte con i biscotti, ma bisogna ricorrere ad alternativamente a fiocchi di cereali, a pane con marmellata o miele, a frutta fresca e yogurt.

Anche la merenda deve essere varia e deve essere costituita da frutta, pane con marmellata, yogurt. A pranzo e cena devono essere assunti alimenti facilmente digeribili che contengono tutti i principi nutritivi necessari all’organismo, in percentuali equilibrate. I primi piatti dovrebbero comprendere un‘alternanza di piatti unici a base di legumi e cereali e piatti asciutti e in brodo, mentre i secondi piatti dovrebbero prevedere un’alternanza tra carni bianche e rosse, pesce e uova e in aggiunta frutta e verdura di stagione in più porzione al giorno. Per una nutrizione protettiva della salute uno strumento immediato e di facile interpretazione è la piramide alimentare.

Essa traduce in immagini le necessità qualitative e quantitative dell’alimentazione. Gli alimenti vengono raggruppati in cinque famiglie: 1) Cereali e derivati; 2) Verdure; 3) Frutta; 4) Latte e derivati; 5) Carni e altre fonti proteiche come uova, pesci, legumi; vi è poi un piccolo settore per dolci, zuccheri e grassi.

Alla base, ossia nel settore più ampio, a suggerirne un consumo quantitativamente più elevato, vengono raffigurati i cereali e i prodotti da questi derivati come pane, pasta e riso; frutta e verdura sono al livello successivo, meno ampio ma comunque rilevante da suggerirne un consumo notevole; carne, pesce, uova, latte e derivati sono nel terzo livello, le quantità suggerite sono meno elevate ma comunque buone; all’apice della piramide ci sono zuccheri, oli e grassi, settore ridotto, le quantità sono da dosare con moderazione in quanto questi alimenti apportano essenzialmente calori, accompagnate da pochi nutrienti.

Esiste accanto alla piramide per adulti anche una piramide dei piccoli, corretta in alcuni valori perché i bambini hanno bisogno di più proteine per crescere bene. Oltre ad illustrare le quantità di porzioni consigliabili, con la piramide alimentare vengono ribaditi altri tre concetti basilari: 1) tutti i cinque gruppi di alimenti sono importanti, anche se gli alimenti alla base della piramide possono essere consumati in misura quantitativamente maggiore rispetto a quelli situati più in alto; 2) è opportuno alternare gli alimenti nell’ambito dei diversi gruppi; 3) gli alimenti non vengono suddivisi in ‘migliori’ e ‘peggiori’ ,ma valgono i concetti di proporzione (quantità relativa di alimenti da scegliere tra tutti i gruppi di alimenti), moderazione (crescente nel consumare gli alimenti che vanno verso l’apice della piramide) e varietà nell’alimentazione (importanza di consumare giornalmente cibi scelti da ognuno dei gruppi di alimenti).

L’unica differenza nell’alimentazione tra adulto e bambino è il caffè e l’alcool. Per i bambini l’esclusione è tassativa, all’organismo in fase di sviluppo, non necessita di queste sostanze, in compenso sono dannose. Per l’adulto, questo regime alimentare consiglia uno-due bicchieri di vino a pasto, meglio rosso perché gli antiossidanti, in esso contenuti, contribuiscono a mantenere le arterie pulite dai grassi.

Non eccedere oltre questa dose. Le proporzioni sono da intendersi giornaliere, minime e massime, per ciascuno dei gruppi fondamentali (si va da un minimo di porzioni, per un totale di quindici, ad un massimo di ventisei porzioni giornaliere). Ogni porzioni di alimento: una porzione di pane 25 g, una porzione di carne o di pesce o uova 60-90 g o un uovo, una porzione di formaggio stagionato 40 g, una porzione di formaggio fresco 60 g, una porzione di pasta o riso 40 g, una porzione di grissini o cereali 20 g, una porzione di verdura 70-100 g, una porzione di frutta viene riferita al pezzo (una mela, una pera, un’arancia), una porzione di latte o yogurt una tazza (circa 200g), una porzione di legumi 100g.

La suddivisione giornaliera delle porzioni di alimenti dovrebbe cercare di rivalutare la prima colazione, che spesso viene evitata o ridotta. La sua importanza deriva dal fatto che è consigliabile fornire energia ad un organismo che proviene da otto o più ore di digiuno ed in genere nella mattinata è sottoposto all’impegno più gravoso, per cui necessita di essere fornito di energia e nutrienti in modo regolare. Sul rapporto tra frequenza dei pasti, rendimento muscolare o capacità di applicazione intellettuale, ricerche specifiche sono a favore di una diluizione dell’impegno digestivo attraverso l’adozione di tre pasti principali più uno o due spuntini. Mangiare poco e spesso è il modello alimentare più rispondente alle esigenze del nostro corpo.

La vigilanza e il buon senso dei genitori devono essere presenti più che mai, perché quel tutto comprende anche gli alimenti nocivi e inutili per l’organismo umano, dell’adulto e, soprattutto, del bambino. Tra adulto e bambino esiste una differenza sostanziale: che mentre per un adulto vale il libero arbitrio e l’uso o l’abuso di certi cibi, notoriamente dannosi, è una libera scelta, per il ragazzo non è così. Il ragazzo quando si siede a tavola mangia ciò che i genitori hanno cucinato. Il compito è duplice per i genitori nell’alimentazione dei propri figli: -preservare il loro stato di salute attuale e di regolare e favorire la loro crescita, - di insegnar loro le regole e le abitudini alimentari, che potranno e vorranno seguire per tutta la vita. Inoltre in questo periodo della vita vi sono tre fattori importanti dei quali l’alimentazione deve tener conto: 1) lo sport, 2) il pericolo di insorgenza di alcune malattie metaboliche, 3) la scuola.

Lo sport: tutti sono entrati nell’ordine di idee che lo sport, o l’attività fisica in generale, sia una necessità primaria per lo sviluppo del bambino. Scuola, pediatri e genitori sono impegnati, in prima linea, a far sì che il bambino possa praticare un’adeguata attività fisica che è indispensabile per il suo sviluppo, uno sviluppo che deve essere sano e armonico. Non sempre è facile conciliare le esigenze scolastiche e di riposo del bambino con un’attività fisica regolare e proficua, ma il bambino riesce a svolgere quel minimo di attività necessaria. Qualsiasi attività sportiva implica, logicamente, un dispendio di energie, un consumo calorico che deve trovare adeguati riscontri nell’alimentazione.

Se il fabbisogno aumenta, deve aumentare di conseguenza anche l’apporto alimentare, sia in senso quantitativo perché un maggior dispendio di energie comporta una maggiore necessità calorica, sia in senso qualitativo. Questi sono esempi dei fabbisogni calorici a seconda delle varie attività fisiche, dalle più semplici, quelle fisiologiche, a quelle più dispendiose, cioè allo sport vero e proprio.

Costo energetico di alcuni tipi di attività fisica(kcal/ora).

  • Leggerissima attività fisica:
    • scrivere 96,2
    • mangiare 72,6
  • Leggera attività fisica:
    • stare in piedi 99,8
    • lavarsi 138,1
    • camminare per casa 216,7
  • Moderato esercizio:
    • andare in bicicletta 353
    • camminare fuori casa 257
    • giocare a ping pong 219
    • scendere le scale 350
  • Intenso esercizio fisico:
    • camminare velocemente 479
    • giocare a pallacanestro 390
    • giocare a calcio 457
    • nuotare 549
  • Intensissimo esercizio fisico:
    • remare 957
    • correre con gli sci da fondo 1116
    • camminare su neve fresca 950

Il bambino ha una necessità calorica di circa 70 calorie/kg al giorno in condizioni di vita normale; in condizioni di attività sportiva, possono aumentare addirittura del 100%, a seconda, ovviamente, del tipo di attività. Qualitativamente queste necessità caloriche, e quindi alimentari, debbono essere reperite in cibi che siano di facile digestione e quindi di rapido assorbimento e utilizzazione ai fini energetici. Gli alimenti base sono sempre gli stessi, salvo un giudizioso aumento di zuccheri di pronta utilizzazione: proteine (carni, pesce, uova, legumi), carboidrati (pasta, riso, pane), grassi (olio di oliva), frutta, verdura. Per quanto riguarda le bevande, bisogne tener presente la loro importanza, per il bambino durante l’attività sportiva: infatti, con l’abbondante sudorazione c’è una perdita notevole di liquidi con pericolo di disidratazione.

È quindi utile integrare il fabbisogno idrico in condizioni di aumentata necessità. Il fabbisogno idrico aumenta nelle seguenti condizioni: - ambientali: mesi caldi, sovrariscaldamento ambientale; fisiologiche: sudorazione; - patologiche: febbre, vomito, diarrea, ustioni. Il pericolo di insorgenza di alcune malattie metaboliche: tra le patologie che potrebbero insorgere in questa fascia di età (tra sei e i dodici anni) è l’obesità, oltre che problemi di dismetabolismo. La scuola: la scuola è una fatica, anche se il bambino ci va volentieri, anche se si diverte, anche se a volte sembra non poterne fare a meno. Il doppio impegno, di vincere le difficoltà di inserimento in una comunità di lavoro e di assimilare un’enorme quantità di nuove informazioni. L’organismo dello scolaro è sottoposto, sia psichicamente, sia fisicamente a un consumo notevole di energia e lo stato di tensione, l’attenzione, psichica e l’impegno orario che toglie spazio al sonno, producono un alto consumo energetico, per cui, a conti fatti, il consumo calorico diventa ingente.

L’alimentazione deve essere ricca, variata, stuzzicante, ma allo stesso tempo razionale, sana, completa e digeribile. Bisogna cercare di seguire i suoi gusti, di cambiare spesso il suo menù, di preparagli cose appetitose e invitanti. Per un’alimentazione adatta alla fatica scolastica e, nel contempo, al mantenimento di uno stato di salute ottimale bisogna: 1) mantenere il ritmo abituale di alimentazione. Ogni bambino ha le sue esigenze e segue quindi i suoi ritmi, ma è importante che non cambi l’orario dei pasti tutti i giorni, che non salti la cena per poi fare una scorpacciata di patatine o altro guardando la televisione; 2) dieta sana e completa. Fare in modo che nella dieta giornaliera del bambino sia varia: cereali, latte, uova, carne pesce, verdure, frutta, formaggi, pane. Certi bambini detestano alcuni alimenti, basta mescolarli ad altri più graditi, confezionando in modo nuovo, cambiandogli il sapore con sapienti aggiunte. 3) Evitare i cibi pesanti. Gli intrigoli elaborati che cucinano per ore e ore, fritture complicate, gli alimenti troppo grassi….4) La quantità. Lasciare che il bambino mangi come vuole (al suo ritmo) e quanto vuole, non sforzandolo.

piramide

Il rapporto psicologico che si avrà da adulti con il cibo si origina nelle prime settimane di vita. Tutte le emozioni intensamente negative e intensamente positive dell’adulto si possono ricondurre alla fase neonatale. Nel neonato infatti i fattori genetici determinano la soglia di tolleranza della frustrazione, per esempio: l’attesa del cibo e la velocità delle risposte delle persone interagisce con la predisposizione genetica. I primi anni di vita si configurano come un momento importante durante il quale i genitori possono far molto per la prevenzione del sovrappeso.

È questo un periodo fondamentale per evitare errori ed eccessive rigidità nell’alimentazione. I genitori hanno la responsabilità di mettere nel piatto dei figli cibi sani e ben assortiti, consci del fatto che i bambini hanno caratteristiche biologiche che li predispongono a gradire i sapori dolci e salati e non quelli amari e acidi e che le abitudini alimentari vengono acquisite attraverso proposte di esperienze ripetute.

I bambini, a loro volta dovrebbero essere messi nella condizione di decidere liberamente che cosa e quanto mangiare. In effetti, un controllo eccessivo dell’alimentazione da parte dei genitori fa sì che i bambini perdano la capacità di riconoscere correttamente i segnali di fame e sazietà. L’alimentazione dei bambini dipende moltissimo dal tipo e dalla quantità di cibo che viene loro offerto. Nelle prime età, i bambini mangiano quello che mangiano i genitori, specie le mamme. Se i genitori mangiano molto, lo fanno anche i bambini.

La qualità dei cibi disponibili a casa ed accessibili è un fattore da cui dipende molto il peso dei bambini in età prescolare. Ad esempio, la ricerca ha evidenziato con chiarezza che l’eccessiva disponibilità domestica di succhi di frutta zuccherati aumenta il rischio di sovrappeso in bambini in età prescolare. L’Educazione Alimentare ha tra i propri fini il generale miglioramento dello stato di benessere degli individui, attraverso la promozione di adeguate abitudini alimentari, l’eliminazione dei comportamenti alimentari non soddisfacenti, l’utilizzazione di manipolazioni più igieniche di cibo e di acqua, un efficiente utilizzo delle risorse alimentari e un uso corretto delle materie prime.

Considerando che un’alimentazione sana non deve solo rispettare le necessità qualitative e quantitative dell’organismo, ma deve armonizzarsi con la sfera psicologica e di relazione dell’individuo, la finalità dell’Educazione Alimentare si persegue con il raggiungimento di alcuni obiettivi significativi per la salute e il benessere della popolazione scolastica, già nel breve e medio periodo. In particolare: incentivare la consapevolezza dell’importanza del rapporto cibo-salute, così da sviluppare una coscienza alimentare personale e collettiva, secondo le indicazioni dei soggetti e delle Istituzioni preposte; favorire l’adozione di sani comportamenti alimentari, adottando le metodologie didattiche più opportune e considerando con particolare attenzione la conoscenza delle produzioni agroalimentari di qualità, ottenute nel rispetto dell’ambiente, della legalità e dei principi etici, legate alla tradizione e cultura del territorio; promuovere la conoscenza del sistema agroalimentare, mediante la comprensione delle relazioni esistenti tra sistemi produttivi e distributivi, in rapporto alle risorse alimentari, all’ambiente e alla società; promuovere la trasversalità dell’Educazione Alimentare, negli aspetti scientifici, storici, geografici, culturali, antropologici, ecologici, sociali e psicologici legati al rapporto, personale e collettivo, con il cibo; promuovere un concetto di socialità complessiva del cibo, che partendo dalla sicurezza, incorpori aspetti valoriali relativi a sostenibilità, etica, legalità, Intercultura, territorialità. Il cibo è e deve essere gioia, soprattutto per i più giovani, il cibo deve unire e non dividere.

La scuola, anche grazie alla passione dei docenti e all’entusiasmo degli studenti e delle loro famiglie, su questi temi deve e può fare molto. Per definire gli ambiti in cui articolare i contenuti dell’Educazione Alimentare, è necessario collocare l’atto del mangiare nella sua dimensione più propria, ovvero un atto complesso che non coinvolge soltanto gli aspetti della fisiologia, ma è determinato anche da fattori di tipo psicologico, sociale e culturale in senso lato.

Tenendo presente questa considerazione fondamentale, ogni programma di Educazione Alimentare si deve comporre di contributi, spunti ed esperienze dirette, tali da consentire all’insegnante e al formatore d’impostare un’esperienza integrata con i programmi e con gli obiettivi didattici delle diverse aree e materie. Sono sostanzialmente cinque le aree tematiche fondamentali sulle quali insistere, ognuna significativa di un particolare aspetto del rapporto con il cibo. Il rapporto sensoriale con gli alimenti Gli organi di senso sono il primo e più importante strumento a nostra disposizione per conoscere e valutare un alimento, sia sotto il profilo della sua gradevolezza, sia rispetto alle sue caratteristiche qualitative e igieniche.

Un percorso di educazione sensoriale che si sviluppi in armonia con la crescita psicofisica dell’individuo vede fondamentalmente tre fasi: la presa di coscienza delle proprie potenzialità sensoriali nell’ambito dell’esplorazione e della conoscenza del sé; la capacità di descrivere le percezioni sensoriali, per valutarle (soggettivamente e oggettivamente) e classificarle, come processo fondante dell’educazione al gusto; la capacità di orientare e appagare il comportamento e le scelte alimentari in funzione del proprio gradimento sensoriale, nell’ottica di un protagonismo attivo.

La nutrizione e l’ambito scientifico La considerazione dei temi legati alla composizione degli alimenti, alla fisiologia della nutrizione e, nel complesso, agli elementi di base della scienza dell’alimentazione, sono parti fondamentali del programma educativo, nell’ambito di una consapevolezza dei meccanismi che legano nutrizione e salute.

La merceologia, ovvero la conoscenza del cibo, la conoscenza degli alimenti, andando alle radici della produzione alimentare e delle fasi della trasformazione, del confezionamento, dell’etichettatura, della distribuzione, della conservazione e della preparazione del cibo, consente di acquisire conoscenze indispensabili per un consumo attento e consapevole.

L’igiene e la sicurezza alimentari, l’importanza delle corrette manipolazioni degli alimenti e di una giusta conservazione rappresenta un aspetto essenziale da trattare all’interno dell’attività di educazione alimentare, che deve sempre tenere nella giusta considerazione le tematiche di tipo igienico, nell’ottica di responsabilizzare direttamente l’individuo nell’interazione con il cibo, in tutte le sue fasi.

L’approccio culturale al cibo nell’ottica di un approccio sistemico alla complessità dell’atto alimentare e dell’unità del sapere, è essenziale l’attenzione agli aspetti dell’evoluzione culturale, che gravitano intorno al cibo e al sistema agroalimentare: il rapporto con il territorio e il lavoro; le sue risorse e gli elementi di sostenibilità; le diverse tradizioni enogastronomiche; il confronto interculturale e la valorizzazione della biodiversità; i riti, la convivialità, i luoghi e le modalità di rapporto con il cibo nell’acquisto e nel consumo, anche in riferimento a valori e dottrine religiose.

È importante ribadire come nessuna delle suddette aree tematiche sia di per sé esaustiva dell’educazione alimentare, mentre è dalla considerazione di tutte che emerge quel quadro complessivo di consapevolezza, quale presupposto irrinunciabile per il raggiungimento degli obiettivi precedentemente delineati. Peraltro, ciascuna delle tematiche indicate si apre a connessioni, estensioni, approfondimenti che richiedono la messa in relazione dei diversi ambiti, a comporre un univoco e armonico quadro concettuale di riferimento.

Questo tipo di approccio sistemico si coniuga con l’attivazione di competenze proprie di tutte le aree d’insegnamento, cosicché l’educazione alimentare scolastica non può essere considerata materia a sé stante, ma deve necessariamente costituire una presenza continua che si usa nei curricula di ogni materia, nel segno di quell’unità del sapere, base del nostro stesso comportamento alimentare. La didattica scolastica potrà quindi svilupparsi in maniera trasversale e interdisciplinare, collocando i temi dell’alimentazione di volta in volta all’interno delle singole materie e discipline.

Ventidue le metodologie dell’educazione alimentare scolastica l’educazione alimentare si sviluppa nell’ottica di integrare progressivamente gli aspetti fondamentali dei rapporti uomo/salute-cibo-cultura/ambiente, così da comporre un percorso a spirale che accompagni gli individui, a partire dalla scuola dell’infanzia, all’acquisizione di un adeguato grado di consapevolezza e di capacità critica e operativa, rispetto alla complessità dell’atto alimentare. Il percorso può essere inteso idealmente attraverso quattro momenti significativi, coerenti con i ritmi dello sviluppo psicologico, esperienziale del singolo: Io, il cibo nel mio piatto e il mio corpo: il livello dell’intimità, il momento del cibarsi, l’atto del cibarsi - Cos’è per me il cibo che sto mangiando, ora; Io, il cibo nella mia giornata, la scuola e la famiglia: la realtà vicina temporale e spaziale, la giornata alimentare in famiglia e a scuola - i tempi, le regole e i momenti del mangiare, la convivialità; Io, il cibo, la stagione, gli amici e il territorio in cui vivo: la realtà intermedia temporale e spaziale. I momenti di consumo autonomo dalla famiglia e dalla scuola, i modelli di consumo, i luoghi del cibo, gli stili alimentari, la tipicità, comportamenti ed etica.

La dimensione interculturale. Alimento, filiera e complessità del sistema agroalimentare, in un’ottica di sostenibilità planetaria. Il confronto e la comprensione della complessità e della diversità. La scuola potrebbe contribuire in modo determinante alla divulgazione di corretti stili di vita, distribuendo ad esempio una merenda bilanciata a metà mattina (a base di frutta fresca e non succhi di frutta, bevande gassate e focacce) o favorendo incontri educativi con le famiglie. Ruolo fondamentale è quello poi riservato alla mensa scolastica.

€ 0.00 0 prodotti
AREA RISERVATA