Le capacità e le abilità motorie: l’importanza dello sviluppo di una corretta motricità in età giovanile
NonSoloFitness: divulgazione, formazione, consulenza
Corsi di formazione Corsi di formazione per Personal Trainer, Istruttori Fitness
06 40403925

Le capacità e le abilità motorie: l’importanza dello sviluppo di una corretta motricità in età giovanile

Le capacità motorie rappresentano i prerequisiti strutturali e funzionali per lo svolgimento di un compito motorio e per lo sviluppo di abilità, intese come la capacità dell’individuo di automatizzare un gesto motorio in seguito ad un processo di apprendimento.

Autore:
Ultimo aggiornamento:

Le capacità e le abilità motorie: l’importanza dello sviluppo di una corretta motricità in età giovanile

Immaginiamo le capacità motorie, in parte determinate geneticamente, come una sorta di contenitore. Più il nostro contenitore sarà grande più avremo modo di riempirlo di liquido, ovvero le nostre abilità.

Le capacità si dividono in: condizionali e coordinative. Le capacità condizionali sono date dall’insieme delle caratteristiche biochimiche e morfologiche che contraddistinguono le potenzialità fisiche di un individuo, i suoi prerequisiti strutturali.

Ne fanno parte la forza, la velocità e la resistenza. Le capacità coordinative sono deputate al controllo del movimento, all’ergonomia e alla precisione dello stesso. Implicano l’intervento del sistema nervoso e sono prerequisiti funzionali all’esecuzione. Le capacità coordinative sono molteplici, si dividono in generali (capacità di apprendimento motorio, di controllo, di adattamento e trasformazione dei movimenti) e speciali (capacità di destrezza, di equilibrio, di fantasia motoria, ecc.). A metà fra le capacità condizionali e coordinative si colloca la mobilità articolare, definibile come la capacità di eseguire i movimenti in maniera coordinata e con la massima escursione articolare, tale da coinvolgere quindi sia i prerequisiti strutturali che quelli funzionali.

La divisione delle capacità in due gruppi ha lo scopo di semplificare i concetti e rendere più facile l'organizzazione dell’allenamento. All’atto pratico capacità condizionali e coordinative sono inscindibili e si influenzano vicendevolmente nella prestazione sportiva. Il livello delle capacità coordinative determina il grado di utilizzazione delle potenzialità condizionali, ma una buona "condizione" è un presupposto indispensabile per la formazione e l'espressione coordinativa.

L'azione allenante deve pertanto concentrarsi su entrambi i fattori, anche se con intensità e modalità diverse, e soprattutto variabili, in relazione ad età, livello motorio ed esigenze della disciplina praticata.

Con le nostre esperienze di movimento sviluppiamo fin dalla nascita abilità motorie via via sempre più complesse attraverso un processo di apprendimento. L’esecutore abile si caratterizza per la “capacità di ottenere un risultato finale con la massima sicurezza e il minimo dispendio di energie” (E.R. Guthrie). “Al contempo quante più abilità motorie si apprendono, tanto più si sviluppano le nostre capacità. Siamo di fronte al circolo virtuoso della motricità”.1

Per sviluppare nel migliore dei modi la motricità nei bambini vi sono dei periodi favorevoli per l’allenamento delle capacità e delle abilità, le cosiddette fasi sensibili.

Quando si parla di allenamento in età giovanile bisognerebbe tener presente gli obiettivi ed i risultati che si vogliono raggiungere. Soprattutto in questa fascia d’età la ricerca ossessiva della prestazione agonistica perfetta non solo è sbagliata ma anche controproducente. L’allenamento giovanile dovrebbe caratterizzarsi invece di attività ludico-sportive in grado di favorire lo sviluppo armonioso del soggetto in formazione nelle sue varie componenti, fisiche, cognitive e sociali. Parlando di fasi sensibili dell’allenamento giovanile ci si riferisce a quegli aspetti motori che godono di particolari benefici se allenati in una determinata fascia d’età. Ciò significa che una data capacità, ad esempio la forza, avrà una fase sensibile dove godrà dei migliori margini di miglioramento se allenata in quell’arco temporale.

Nel periodo che va dalla tarda infanzia fino alla fanciullezza (3/8 anni), essendo il sistema nervoso particolarmente plasmabile e recettivo, è consigliabile l’allenamento e lo sviluppo delle capacità coordinative. L’allenamento delle capacità coordinative rappresenta un presupposto fondamentale per il successivo perfezionamento tecnico nella disciplina. I prerequisiti necessari per l’allenamento di queste capacità riguardano i principi di multilateralità, ossia di estrema varietà dell’esperienza motoria, e di gradualità, dal facile al difficile. Le esperienze motorie saranno quanto più varie possibili: correre, saltare, strisciare, rotolare, lanciare e afferrare oggetti, stare in equilibrio, ecc.. Lo sviluppo delle capacità coordinative in questa fase consente una buona strutturazione dello schema corporeo, base indispensabile su cui poi costruire un ampio numero di abilità motorie.

L’allenamento delle capacità coordinative deve procedere per tutta la fanciullezza (10-11 anni) concentrandosi sullo sviluppo degli schemi motori di base e sulle capacità senso percettive. In una fase successiva (12-14 anni) si passerà ad un miglioramento generale degli aspetti coordinativi legati allo sport scelto. Con l’entrata in pubertà, la spinta di crescita in lunghezza e il cambiamento delle proporzioni corporee possono determinare un decadimento generale della prestazione coordinativa. Ciò si riscontra però soprattutto in soggetti sedentari, invece i ragazzi abituati a muoversi regolarmente hanno un continuo adattamento delle strutture predisposte al controllo di queste capacità, riuscendo a mantenere un buon controllo. Oltre allo sviluppo delle capacità coordinative è consigliabile in questa fase allenare anche la rapidità, sempre sotto forma ludica. È dimostrato che la velocità di contrazione di un muscolo nell’uomo dipende dalla percentuale di fibre a contrazione rapida (bianche o di tipo 2) di cui è composto.

I bambini posseggono una quantità di fibre intermedie in misura percentuale maggiore rispetto agli adulti. Tali fibre, se sottoposte a specifici stimoli allenanti, hanno la capacità di trasformarsi in fibre rapide, aumentando così la capacità di rapidità del bambino anche nelle età successive. L’età infantile corrisponde anche al periodo migliore per l’allenamento della mobilità articolare. In seguito, soprattutto con la spinta puberale e la variazione delle proporzioni corporee, la stessa capacità sarà difficilmente migliorabile, per questo è importante allenarla quanto prima e successivamente mantenere i livelli raggiunti.

L’allenamento delle grandi capacità organiche (forza e resistenza) deve procedere di pari passo a quello delle capacità coordinative durante tutta la prima età scolare senza tuttavia porre particolare accento su di esse. Nei fanciulli la massima allenabilità di queste capacità si trova soprattutto nei periodi di crescita accelerata, quindi in particolar modo durante la pubertà.

Per quanto riguarda la resistenza in questa fase esiste una relazione favorevole fra peso corporeo/peso cardiaco tale da rendere i soggetti particolarmente resistenti al carico. Durante la seconda età puberale e nell’adolescenza aumenta notevolmente anche la capacità anaerobica di prestazione per cui l’allenamento della resistenza si può avvicinare sempre più a quello dell’età adulta. Un allenamento mirato allo sviluppo della forza va diversificato a seconda dell’età, non solo cronologica ma anche biologica.

Nella prima età puberale (11-13 ragazze, 12-14 ragazzi) troviamo un’accentuata crescita in lunghezza che provoca, come detto, una disarmonia nelle proporzioni del corpo. In questa fase i muscoli si trovano a lavorare in una condizione di leva sfavorevole per esprimere il loro pieno potenziale. Particolare attenzione andrà posta allo sviluppo della forza rapida, limitando l’utilizzo di sovraccarichi. Nell’adolescenza troviamo la cosiddetta crescita in larghezza, per cui le proporzioni del corpo diventano nuovamente armoniche e contemporaneamente si ha un incremento, soprattutto nei maschi, del testosterone. Questa età è quindi la migliore per lo sviluppo e l’allenamento della forza. Grazie al contemporaneo sviluppo e alla stabilizzazione della componente scheletrica, in questa età si potranno utilizzare metodiche che prevedano sempre più l’utilizzo di sovraccarichi.

immagine_1

Per quanto riguarda lo sviluppo specifico delle abilità tecniche della disciplina, sino agli 8 anni tutte le attività di tipo motorio dovranno essere svolte sempre in forma ludica. Successivamente, verosimilmente intorno agli 11 anni, si comincerà ad approfondire lo sviluppo formativo di base della disciplina in maniera multilaterale, evitando specializzazioni precoci. Dai 12 ai 14 anni il tempo sarà diviso in maniera pressoché paritaria fra lo sviluppo tecnico e quello fisico generale. Solo dopo i 14 anni sarebbe bene introdurre l’atleta ad un allenamento specialistico della disciplina. La tabella rappresenta un quadro riassuntivo delle fasi sensibili dell’allenamento.

Nel valutare quando e come proporre un determinato stimolo allenante bisogna tenere in grandissima considerazione, a maggior ragione con i più giovani, quella che è l’età biologica del soggetto. Soprattutto il periodo adolescenziale è delicato in tal senso, alcuni ragazzi hanno un ritmo di crescita molto più rapido rispetto ad altri, così come spesso c’è chi dimostra un minor numero di anni rispetto a quelli che effettivamente possiede. Se si vuole effettivamente agire sfruttando le fasi sensibili bisogna tener conto anche di questo aspetto.

L’attività motoria e lo sport sono spesso sinonimi di salute ma possono nascondere delle insidie legate a fattori intrinseci ed estrinseci che possono portare a patologie anche di una certa rilevanza. Per prevenire queste situazioni è bene indirizzare i bambini alla pratica di diverse discipline, evitando specializzazioni precoci in unico sport e mirando invece ad una formazione multilaterale. Il consiglio è soprattutto di affidare i propri figli a persone veramente competenti in questa materia. A tal proposito i consigli della SIP (Società Italiana di Pediatria) sono:

  • ai bambini sotto i 2 anni dovrebbero essere proposti da parte dei genitori momenti di gioco istruttivi e poco strutturati. I bambini di questa fascia di età hanno bisogno di giocare all’aria aperta con la supervisione di un genitore (passeggiate e giochi al parco);
  • i bambini in età prescolare (3-5 anni) dovrebbero partecipare ad attività divertenti che lascino spazio alla scoperta, con poche regole e istruzioni semplici: correre, nuotare, rotolarsi, giocare a palla;
  • i bambini tra i 6 e i 9 anni hanno migliori capacità motorie e miglior equilibrio, potrebbero iniziare sport organizzati, ma con poche regole flessibili, e focalizzati sul divertimento piuttosto che sulla competizione;
  • per i bambini tra i 10 e i 12 anni si può porre l’attenzione sullo sviluppo di capacità motorie, su tattiche e strategie, attraverso sport complessi che mirino allo sviluppo della massa muscolare;
  • gli adolescenti (13-15 anni) sono molto influenzati dai loro coetanei, è importante prima di tutto capire le attività di loro interesse, che siano divertenti e in compagnia di amici, per assicurare una partecipazione continuativa. Si consigliano sport competitivi e non.2
immagine_2
€ 0.00 0 prodotti
AREA RISERVATA