L’ attività fisica nell’anziano: una revisione della letteratura
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L’ attività fisica nell’anziano: una revisione della letteratura

L’esercizio e l’attività fisica sono fondamentali non solamente per gli anziani in buone condizioni fisiche, ma anche per gli anziani con malattie croniche e disabilità. La speranza di vita è connessa alla pratica del movimento, qualunque esso sia.

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L’ attività fisica nell’anziano: una revisione della letteratura

Le dichiarazioni dell’American College of Sports Medicine (ACSM) , nonché con la pubblicazione del “Department of Health and Human Services” (DHHS) delle linee guida del 2008 sull’attività fisica per gli americani, è possibile affermare che il movimento porta benefici sia per un rallentamento dell’invecchiamento biologico e sia per un miglioramento globale della salute fisica e psichica1.

Si evidenzia infatti che “lo svolgimento regolare di un’attività fisica migliora la qualità della vita e l’indipendenza, riducendo gli effetti fisiologici di una vita sedentaria e dunque, aumentando l’aspettativa di vita attiva, limitando lo sviluppo e la progressione delle malattie croniche e delle condizioni invalidanti”2.

Inoltre, risulta fondamentale il contributo di quanto asserito dall’ “Agency for Health Care Research and Quality” (AHRQ) , vale a dire, che nessun singolo approccio che fa riferimento a studi basati su diverse metodologie, come accade spesso nella ricerca sull’invecchiamento, è ideale per valutare la forza delle prove scientifiche, in particolar modo quando le prove vengono raccolte sulla base della combinazione di sperimentazioni cliniche e di studi clinici randomizzati (RCT) . Infatti, l’AHRQ osserva che, sebbene molti esperti concordino sul fatto che i RCT aiutano a migliorare i problemi legati alle dimostrazioni delle teorie scientifiche, altri notano che gli studi epidemiologici riferiti ad una globalità di adulti nel suo insieme, o esaminando singolarmente i diversi individui con patologie differenti, possono mettere in discussione le prove degli studi scientifici.

Il tutto ha inizio nel 2005, quando l’ACSM convoca un gruppo di ricercatori che ha effettuato studio prendendo in considerazione i miglioramenti degli anziani che effettuano attività fisica, sia di tipo fisico che di tipo fisiologico, oltre a considerare quelli psicologici. La fascia d’età che viene esaminata è principalmente quella dai 65 anni in su, anche se viene considerata anche quella tra 50-64 anni, qualora si tratti di individui con patologie croniche o limitazioni funzionali.

Il tema dello studio è “l’esercizio e l’attività fisica per gli anziani ed è diviso in tre sezioni:

  • modifiche strutturali e funzionali che caratterizzano il normale invecchiamento umano;
  • considerazioni su quanto la tipologia e la quantità di attività fisica possono influire sul processo d’invecchiamento attraverso il loro impatto sulla funzione psicologica e sullo sviluppo e progressione di malattie croniche e condizioni invalidanti;
  • benefici sulla salute e sulle capacità funzionali dei programmi di esercizi e dell’attività fisica a breve e a lungo termine.

Le raccomandazioni dell’ACSM e dell’AHA in merito alla frequenza, all’intensità e alla durata dell’esercizio e dell’attività fisica negli anziani sono riassunti nella Tabella 1.

tabella_ACSM_AHA

Lo scopo della ricerca è quello di fornire una panoramica di consistenti sperimentazioni sui modelli di attività motoria che possono essere proposti agli anziani e sulle modalità concrete di mettere in atto dei programmi di attività fisica, per comprendere l’importanza dell’esercizio e dell’attività fisica negli anziani.

E’ evidenziato, altresì, che l’esercizio e l’attività fisica sono fondamentali non solamente per gli anziani in buone condizioni fisiche ma anche per gli anziani con malattie croniche e disabilità. Inoltre, è stato altresì comprovato che l’esercizio fisico, sia moderato che intenso, quando viene programmato in relazione alle esigenze del soggetto, favorisce il mantenimento più a lungo dell’efficacia organica della persona, influenzando, quindi, positivamente lo stato di salute e di benessere generale della stessa.

Viene altresì sancito il principio che la prescrizione degli esercizi per gli anziani dovrebbe includere l’esercizio aerobico, gli esercizi di potenziamento muscolare, gli esercizi di flessibilità e gli esercizi di equilibrio. “Aerobic Exercise Training” (AET si riferisce ad attività ginnico-condizionali nelle quali l’O2 diventa parte determinante del processo di risintesi di ATP; sono, quindi, quegli esercizi nei quali i muscoli del corpo si muovono in modo ritmico per periodi prolungati. “Resistance Exercise Training” (RET) rappresenta quella grande categoria di allenamenti fisici anaerobici in cui i muscoli esercitano la propria attività contro un carico esterno.

L’esercizio di flessibilità si riferisce alle attività volte a mantenere o ampliare il range di movimento (ROM) di un’articolazione. L’esercizio di equilibrio si riferisce ad una combinazione di attività per aumentare la resistenza inferiore del corpo riducendo il rischio di cadere. Gli effetti positivi del movimento, relativi all’equilibrio, sono stati evidenziati anche nelle condizione in cui sono presenti modificazioni fisiologiche legate alla diminuzione dell’estensione dell’anca, uno dei fattori principali della perdita di equilibrio, dell’aumento delle cifosi dorsali, della diminuzione della forza dei gruppi muscolari dell’arto inferiore, con una conseguente diminuzione delle abilità nella marcia.

Comunque, le tipologie di allenamento alle quali viene data maggiore rilevanza sono: l’allenamento aerobico e l’allenamento della forza, in quanto hanno degli effetti positivi sulla densità ossea, sull’omeostasi del glucosio e anche sulla diminuzione del rischio di cadute; questi allenamenti migliorano anche il benessere psico-fisico dell’anziano combattendo l’ipocinesia

.

In particolare, l’allenamento della forza produce un aumento della massa muscolare e della qualità del muscolo, mentre l’allenamento aerobico apporta benefici al sistema cardiocircolatorio, alla pressione arteriosa e al quadro ipoproteico del sangue. Nelle linee guida succitate, è stato statuito che la speranza di vita è connessa alla pratica del movimento, in quanto gli anziani che svolgono esercizio fisico, anche solo sporadicamente, hanno più possibilità di vivere più a lungo e che ogni tipo di attività, come camminare, andare in bicicletta, ballare, fare giardinaggio o fare lavori domestici, è importante alla stessa stregua di praticare sport o esercizio fisico.

Infatti, nelle stesse linee guida, viene sottolineato che se gli anziani non sono in grado di effettuare 150 minuti di moderata attività aerobica a settimana a causa delle proprie condizioni croniche, devono in qualunque caso essere attivi, in relazione alle loro capacità e condizioni fisiche. Riguardo ai miglioramenti psicologici, è stato rilevato il legame positivo tra l’attività fisica e il benessere psicologico, in quanto, negli anziani il movimento ha un’influenza positiva sulla concezione di se e sul benessere emotivo.

Analisi e discussione della letteratura punto per punto.

Il gruppo dei ricercatori che hanno collaborato allo studio in esame, ha valutato la forza dell’evidenza delle tesi pubblicate in conformità ai seguenti criteri:

  • Livello di evidenza A. Prove schiaccianti da RCT e/o studi osservazionali, che forniscono un modello coerente di conclusioni sulla base di dati consistenti.
  • Livello di evidenza B. Forte evidenza determinata da una combinazione di RCT e/o studi osservazionali, ma con alcuni studi che dimostrano che i risultati sono incompatibili con la conclusione complessiva.
  • Livello di evidenza C. Generiche prove positive o suggestive generate da un numero inferiore di studi osservazionali e /o studi non controllati o non randomizzati.
  • Livello di evidenza D. La forza delle prove della ricerca è insufficiente per metterle in categoria A attraverso C.

Prove categoria A. L’invecchiamento è associato a cambiamenti fisiologici che si traducono in riduzione di capacità funzionale e della composizione corporea alterata. Con l’avanzare dell’età i cambiamenti fisiologici sono tanti e possono influenzare l’attività della vita quotidiana (ADL) e la conservazione dell’indipendenza fisica. Declinano, in primo luogo, la massima capacità aerobica (VO2max, cioè il massimo volume di ossigeno consumato per minuto) e la prestazione dei muscoli scheletrici.

Categoria evidenza A/B. L’invecchiamento è associato con il calo del volume e dell’intensità dell’attività fisica. I tipi di attività fisica più popolari tra gli anziani sono sempre le attività di minore intensità (camminare, giardinaggio, golf, attività aerobiche a basso impatto) rispetto agli adulti di mezza età (attività aerobiche ad alto impatto).

Categoria evidenza B. L’invecchiamento è associato ad un aumentato rischio di malattie croniche, ma l’attività fisica riduce significativamente questo rischio. Una dettagliata descrizione degli effetti dell’attività fisica sulla riduzione del rischio di sviluppare e morire di malattie croniche è oltre la portata di questa ricerca.

Prove categoria A. Una regolare attività fisica aumenta la speranza di vita media attraverso la sua influenza sullo sviluppo delle malattie croniche e la mitigazione dei cambiamenti biologici dovuti all’età, determinando benessere e migliorando la salute grazie alla conservazione delle capacità funzionali. L’attività fisica limita l’impatto dell’invecchiamento secondario attraverso il ripristino delle capacità funzionali anche negli anziani che in precedenza erano sedentari.

Categoria evidenza B. Gli individui invecchiano e si adattano ai programmi di attività fisica in maniera differente. E’ probabile che una combinazione di fattori genetici e stile di vita contribuiscono alla variabilità interindividuale osservata negli adulti più anziani. Ancora oggi è difficile anche stabilire le variazione degli anziani all’adattamento di programmi di allenamento e quindi anche questa resta un’area di ricerca attiva.

Categoria evidenza A. Anziani in buona salute sono in grado di impegnarsi in esercizi aerobici acuti o di resistenza e sperimentano adattamenti positivi. Le capacità di adattarsi a programmi di AET e RET convenzionali a lungo termine (relativa base di intensità, sovraccarico progressivo) sono simili sia negli anziani e adulti di mezza età in buona salute, che negli adulti giovani. Anche se dei miglioramenti assoluti tendono ad essere inferiori negli anziani, i relativi aumenti di molte variabili, tra cui il VO2max, le risposte metaboliche sub-massimali, la forza muscolare negli arti, la resistenza, sono simili.

Categoria evidenza B/C. L’attività fisica regolare può influenzare favorevolmente una vasta gamma di sistemi fisiologici e può essere un fattore di stile di vita che discrimina tra gli individui che hanno e non hanno vissuto l’invecchiamento di successo. I fattori fisiologici che sono più frequentemente associati con la longevità e l’invecchiamento di successo sono: la pressione sanguigna bassa, basso indice di massa corporea e adiposità centrale, una migliore sensibilità all’insulina e all’omeostasi del glucosio, un basso livello di trigliceridi e colesterolo LDL ed alte concentrazioni di colesterolo HDL.

Categoria evidenza A/B. L’attività fisica regolare riduce il rischio di sviluppare un gran numero di malattie croniche ed è utile nel trattamento di numerose malattie. La tabella 2 riassume un crescente corpo di evidenze che dimostrano questa tesi.

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Categoria evidenza B. La partecipazione prolungata in allenamenti di RET ha chiari benefici nel rallentare la perdita di massa ossea e la forza; risultati che non possono essere ottenuti dall’esercizio aerobico da solo.

Categoria evidenza A. Programmi di allenamento AET di sufficiente intensità, frequenza e durata possono aumentare significativamente il VO2max in adulti di mezza età e anziani sani.

Prove categoria A. Tre o più mesi di moderati allenamenti di AET intensivi determinano miglioramenti cardiovascolari negli adulti di mezza età e anziani sani, che si notano anche nella fase di riposo e in risposta agli esercizi dinamici acuti.

Categoria Evidenza A/B. Negli studi che coinvolgono adulti di mezza età e anziani in sovrappeso, gli allenamenti di AET di moderata intensità hanno dimostrato di essere efficaci nel ridurre il grasso corporeo totale, in contrapposizione della maggior parte degli studi che affermano che, nel suddetto caso, non si riscontra alcun effetto positivo con gli allenamenti di AET sulla massa magra (FFM).

Categoria evidenza B. Gli esercizi fisici di AET possono determinare variazioni positive al metabolismo, tra cui l’abilità del corpo di mantenere il controllo glicemico stabile, di pulire i trigliceridi dopo un pasto e di usare il grasso come carburante per gli allenamenti intensivi di AET.

Categoria evidenza B. Gli allenamenti di AET possono essere efficaci nel controbilanciare le diminuzioni relative all’età della densità minerale ossea (BMD) nelle donne postmenopausa. Studi riguardanti attività di caricamento osseo di alta intensità come: salire e scendere le scale, camminare velocemente, camminare con i pesi o jogging, generalmente determinano effetti positivi per la BMD nelle donne post-menopausa, almeno durante un periodo di 1-2 anni. Le ricerche sull’efficacia dell’esercizio fisico per la salute delle ossa degli uomini anziani è ancora agli albori. Comunque, una prospettiva di studio ha provato che gli uomini di mezza età e gli anziani che corrono per 9 o più volte al mese mostrano un basso tasso di perdita ossea lombare rispetto agli uomini che corrono meno frequentemente.

Categoria evidenza A. Gli anziani possono aumentare la loro forza sottoponendosi ad allenamenti di RET.

Categoria evidenza A. Incrementi sostanziali della potenza muscolare si presentano negli adulti dopo gli allenamenti di RET. La produzione della potenza è equivalente alla forza o alla catena di contrazione muscolare, multipla nella sua velocità. Inoltre, con l’età la perdita della potenza muscolare subentra dopo la perdita della forza.

Categoria evidenza B . Gli incrementi nella qualità muscolare (MQ) sono simili sia negli anziani che negli adulti di mezza età, e non dipendono dal sesso.

Categoria evidenza C . Miglioramenti nella resistenza muscolare sono stati riscontrati dopo gli allenamenti di RET di maggiore intensità e non in quelli di bassa intensità.

Categoria evidenza B/C . Cambiamenti positivi nella composizione corporea, compresi gli aumenti e le diminuzioni sulla massa magra (FFM) , si riscontrano negli anziani che effettuano esercizi di RET ad alta o moderata intensità.

Categoria evidenza B. Gli esercizi di RET ad alta intensità preservano e migliorano la densità minerale ossea (BMD) nelle donne pre- e post- menopausa rispetto agli anziani sedentari, con un rapporto diretto tra adattamenti muscolari e ossei.

Categoria evidenza B/C . L’effetto degli esercizi di RET a breve e a lungo termine sul metabolismo basale (BMR) non è ancora chiaro, anche perché l’effetto dei RET sugli ormoni è stato studiato negli ultimi anni.

Categoria evidenza C . L’esercizio multimodale comprendente l’esercizio di resistenza, quello di equilibrio e il tai-chi, ha dimostrato di essere efficace nel ridurre il rischio di cadute negli anziani.

Categoria evidenza D . Pochi studi controllati hanno esaminato l’effetto dell’esercizio fisico di flessibilità (ROM) negli anziani. E’ stato solamente evidenziato che la flessibilità delle grandi articolazione può aumentare grazie agli esercizi ROM . Tuttavia non è ancora stato stabilito quanto e quali esercizi ROM sono più efficaci.

Categoria evidenza C/D. L’effetto dell’esercizio fisico sulla performance fisica è poco conosciuta e quindi sono necessari ulteriori studi per capire l’esatto rapporto tra l’esercizio fisico e le prestazioni funzionali.

Categoria evidenza A/B. Una regolare attività fisica è associata a miglioramenti significativi nella psiche dell’uomo. Avere una buona forma fisica e la partecipazione ad allenamenti di AET sono basilari per poter ridurre il rischio della depressione e dell’ansia. Infatti, l’esercizio fisico e l’attività fisica moderati sono stati proposti come mezzi per poter curare queste malattie.

Categoria evidenza A/B. Studi epidemiologici suggeriscono che il fitness cardiovascolare e alti livelli di attività fisica riducono il rischio del declino cognitivo e della demenza. Studi sperimentali dimostrano che gli esercizi di AET e RET, e soprattutto la combinazione di essi, possono migliorare le prestazioni cognitive negli anziani in precedenza sedentari. Questi effetti si hanno per alcune misure di funzionamento cognitivo.

Prove categoria D. La relazione dell’attività fisica con la qualità della vita è positiva, ma non si conosce la natura precisa del rapporto.

Categoria evidenza A/B . E’ stato ampliamente dimostrato che gli esercizi di RET ad alta intensità sono efficaci nel trattamento della depressione clinica. Occorrono altri studi per poter stabilire l’intensità e la frequenza dei RET necessari per ottenere miglioramenti sul benessere psicologico dell’anziano.

Conclusione dello studio

Le conclusioni di questo studio evidenziano che nessuna quantità di attività fisica può fermare il processo biologico dell’invecchiamento, quindi, gli adulti, dai 65 anni in su, i meno attivi fisicamente di qualsiasi altro individuo, con lo svolgimento di un’attività fisica regolare, possono incrementare la loro aspettativa di vita, limitando lo sviluppo e il progresso di malattie croniche e di condizioni invalidanti. È fortemente evidenziato la necessità di promuovere l’attività fisica per gli anziani, anche se non è stato possibile descrivere in dettaglio i programmi di esercizi fisici che riescono ad ottimizzare il funzionamento fisico e salutare in tutti gli anziani.

Inoltre, è stato provato che la partecipazione ad allenamenti regolari, determina negli anziani benefici cognitivi e psicologici, soprattutto nelle prestazioni che richiedono controllo e attenzione. Infatti, sono stati documentati miglioramenti nello sviluppo e mantenimento della memoria a breve termine, nella capacità decisionale e nella rapidità di pensiero.

L’attività fisica determina, altresì, miglioramenti nell’umore e nella riabilitazione di persone con disturbi mentali. Inoltre, è stato constatato, anche se mancano ancora certezze in tal senso, che chi esercita regolare attività motoria è meno esposto al rischio di disturbi mentali, prevenendo malattie degenerative gravi quali la demenza. Nella ricerca in esame, è anche stato evidenziato che il regolare esercizio fisico può essere utile per prevenire e trattare l’ansia e la depressione.
Infatti è stato dimostrato che, i soggetti dopo aver eseguito gli esercizi e l’allenamento aerobico, riducono il loro stato ansioso, e abbinando gli esercizi aerobici a quelli di forza sono stati evidenziati gli effetti positivi nel trattare gli stati depressivi, che potrebbero essere confrontabili con i risultati degli interventi di psicoterapia. Tuttavia, parecchie conclusioni basate sull’evidenza possono essere rilevanti per l’esercizio e l’attività fisica degli anziani, vale a dire:

  • la combinazione di attività AET e attività RET sembrano avere più effetto rispetto a qualsiasi altro allenamento, soprattutto sul funzionamento del sistema cardiovascolare, perché controbilanciano gli effetti dannosi sulla salute, di uno stile di vita sedentario;
  • anche se ci sono alcuni benefici scontati sul metabolismo determinati dal fitness associato con programmi di esercizi di allenamento di alta-intensità negli anziani in salute, adesso è evidente che tali programmi non necessitano di essere di alta intensità per ridurre i rischi dello sviluppo di malattie croniche cardiovascolari e metaboliche. Comunque, i risultati del trattamento di alcune malattie e sindromi geriatriche sono più efficienti con esercizi di alta-intensità (il diabete, la depressione clinica, l’osteoporosi, la debolezza muscolare);
  • gli effetti acuti di una singolare sezione di esercizio aerobico sono relativamente di breve durata e, anche negli anziani regolarmente attivi, i risultati della ripetizione di esercizi fisici sono velocemente persi quando si cessa di allenarsi;
  • con l’invecchiamento, il declino psicologico e i risultati ottenuti dagli allenamenti variano in base al sesso;
  • idealmente, la prescrizione dell’esercizio per gli anziani dovrebbe includere: esercizi di aerobica, esercizi di resistenza ed esercizi di flessibilità. In aggiunta, individui i quali sono a rischio per le cadute o indebolimento della mobilità, dovrebbero anche svolgere esercizi specifici per migliorare l’equilibrio.

L’atteggiamento verso gli anziani, anche se è già cambiato, dovrà ulteriormente modificarsi, per far fronte alle esigenze di una popolazione sempre più anziana, avente una maggiore aspettativa di benessere. Dunque, la necessità di promuovere nuove ricerche per incentivare l’attività fisica tra le persone anziane che prendano in considerazione le loro condizioni: fisiche, psicologiche e sociali e le modalità in cui operare per raggiungere gli obiettivi di salute, diventa sempre più necessario. Inoltre, l’attività motoria per l’anziano non deve avere come obiettivo esclusivo il mantenimento delle abilità motorie, per svolgere le abitudinali attività quotidiane, ma deve suscitare, nell’individuo che svolge attività motoria, un piacere nell’effettuare esercizi e occupazioni diverse dalle solite, che possa farlo uscire dalla monotonia che di solito caratterizza la vita dell’anziano.

Gli anziani, prima di essere sottoposti ad una qualsiasi attività motoria, dovrebbero essere esaminati bene, per poter comprendere le loro capacità fisiche e i limiti della mobilità di ognuno di loro, in modo da scegliere gli esercizi, valutando la possibilità di determinare dei miglioramenti, prendendo in considerazione se una maggior capacità di movimento ha come ulteriore risultato una riduzione del senso di insicurezza e di autoefficacia.

Quindi, l’attività motoria in età anziana deve seguire in modo particolarmente attento “un dosaggio adatto all’età”, cercando di mantenere o aiutare a ristabilire le abilità motorie nell’anziano attraverso semplici esercizi di base, caratterizzati da affaticamento non eccessivo e da ritmi ridotti; non deve assolutamente causare sovraffaticamento, con richieste di prestazioni sportive che potrebbero danneggiare fisicamente l’anziano.

Di conseguenza, i programmi di attività motoria per gli anziani devono avere l’obiettivo di mantenere le abilità funzionali all’autonomia, in modo da assicurare nell’anziano la propria indipendenza il più a lungo possibile, rallentando quei processi che possono condurre alla disabilità, educandoli ad uno stile di vita più attivo grazie al benessere psico-fisico. Bisogna prendere in considerazione, dunque, le modifiche sia a livello fisico che psicologico dovute all’invecchiamento. Le più evidenti sono quelle legate alla mobilità e alla flessibilità articolare ed è fondamentale riscontrarle per tempo e agire per contrastarle, anche se i sintomi non sono così palesi.

La flessibilità e l’età nell’uomo adulto sono inversamente proporzionali. La diminuzione della flessibilità porta ad una maggiore rigidità articolare, provocando delle modifiche peggiorative nella mobilità globale, intesa come “il muoversi cambiando posizione o collocazione del corpo o spostandosi da un posto all’altro, portando, muovendo o manipolando oggetti, camminando, correndo o arrampicandosi e usando vari mezzi di trasporto”, determinando, altresì, una riduzione della forza muscolare. Il mantenimento della flessibilità è importante per preservare la funzionalità e per prevenire, soprattutto per gli anziani, le cadute.

Infine, è necessario tenere presente che tradizionalmente l’attività fisica non è mai stata considerata di competenza del settore sanitario, ma appartenente alla sfera privata dell’individuo o ad appannaggio delle società sportive, per cui, per promuovere l’attività fisica in tutte le fasce di età, è necessario creare delle alleanze e intervenire a vari livelli, collaborando, per esempio, fra operatori sanitari, pubblica amministrazione, associazioni di volontariato e società sportive. Tuttavia, un ruolo determinante dovrebbe essere ricoperto dal medico di medicina generale, che dovrebbe sforzarsi di comprendere esattamente che cosa impedisce ai pazienti di fare esercizio fisico e prescriverglielo. La prescrizione dovrebbe comprendere l’indicazione della tipologia di attività fisica suggerita, l’intensità e la frequenza con cui svolgerla3.