Il gioco nei linguaggi non verbali
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Il gioco nei linguaggi non verbali

Nel gioco vengono utilizzati anche strumenti non verbali in grado di trasmettere un messaggio. Ci si aiuta con i gesti, con il tono della voce, con la mimica facciale e con l’espressività corporea. In un contesto ricreativo e di animazione, quindi, il gioco viene utilizzato proprio per conoscersi e per stimolare la creatività di ognuno.

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Il gioco nei linguaggi non verbali

Gioco ed espressività corporea

La consapevolezza del proprio corpo, della propria motricità, della comunicazione può realizzarsi con le ATTIVITÀ ESPRESSIVE, come la danza, la ritmica, la mimica, la drammatizzazione o quanto altro possa dare espressione alle proprie emozioni.1 Il concetto di “espressione” è relativo a tutto ciò che ha a che fare con il potenziale emotivo. Esso è soprattutto psicologico perché legato al carattere della persona, ma soprattutto perché abbraccia l’emotività, l’affettività, la sensorialità ecc…, fondamentali per un equilibrio del proprio essere. Attualmente, questo termine viene utilizzato per indicare quel processo di comunicazione con cui un soggetto rivela se stesso agli altri attraverso segni fisici molto eterogenei come la posizione, il movimento, il gesto, la parola, aventi una funzione centrale nello spazio, nel tempo, nell’intenzionalità.

Questo linguaggio, sia figurativo-pittorico, sia verbale simbolico, trova la sua origine nel linguaggio corporeo - gestuale. Alcuni movimenti vengono riconosciuti come GESTI, che sono l’espressione della volontà e del bisogno di comunicare. Sono caratteristici di mani, braccia, piedi, capo e il resto del corpo. Poi i gesti tendono a conservarsi come SEGNI con significato convenzionale e a perfezionarsi in SIMBOLI. Il corpo è la fonte e il veicolo principale di comunicazione. “Mettere in atto” tutti i suoi aspetti motori, mimici, gestuali e sonori permette alla persona di conoscere molteplici linguaggi. “Attraverso il corpo l’individuo esprime se stesso ed il corpo diviene soggetto comunicante attraverso un insieme di simboli che rinviano a certe rappresentazioni”.2

Un altro elemento basilare della comunicazione corporea è la MIMICA, caratterizzata da movimenti del viso che interessano occhi, naso, bocca e sopracciglia. Viene utilizzato per tre motivi principali:

  • Esprimere caratteristiche sulla propria personalità,
  • esprimere emozioni,
  • funge da supporto alla comunicazione non verbale.

Fondamentali inoltre sono le POSTURE, con cui si può esprimere uno stato d’animo, un modo di essere, la personalità, oscillando tra tensione e rilassamento, influenzando anche l’atteggiamento di altre persone. Poi abbiamo la PROSSEMICA, ossia il modo con cui si utilizza lo spazio per comunicare, come ci si pone nei suoi confronti. Questi elementi sono la VICINANZA, (cioè la distanza che intercorre tra due persone durante un evento comunicativo), indice del tipo di rapporto che si vuole instaurare con la persona, e l’ORIENTAZIONE (cioè la posizione degli interlocutori nello spazio). Ultimo elemento della prossemica è il COMPORTAMENTO TERRITORIALE, che esprime l’uso da parte del soggetto della propria area personale, cioè dello spazio circostante al corpo: è collegato alla cultura, alle situazioni sociali e anch’esso trasmette aspetti relativi della personalità.

Attraverso la trasmissione corporea il bambino comunica stati di benessere o malessere psicosomatico, l’essere a proprio agio, l’entusiasmo, la delusione e vari sentimenti di simpatia, antipatia, amore, odio. Tutto questo è istintivo e limitato quantitativamente nei gesti o nelle reazioni. Inoltre l’espressione attraverso il corpo dipende anche dal desiderio di comunicare che il soggetto ha, dalle sue motivazioni e dal suo equilibrio affettivo perché le interferenze emotive spesso bloccano qualsiasi espressione corporea. “L’attività motoria è uno dei linguaggi attraverso i quali l’uomo esprime il suo mondo interiore ed entra in rapporto con gli altri”.

Il linguaggio motorio riesce ad esprimere le facoltà cognitive, affettive, sociali e psicomotorie della persona che si manifesta nella sua totalità. La comunicazione attraverso il corpo ha quindi due funzioni: INDIVIDUALE ESPRESSIVA (tesa a soddisfare i bisogni personali), PSICOLOGICO-EVOLUTIVA (dipende dal grado di maturazione della persona che costruisce la propria autonomia e consapevolezza nella sua continua interazione con l’ambiente), CULTURALE-SOCIALE (Trasmette la storia, la cultura, i costumi, i comportamenti, le idee di un popolo, di una società), CONOSCITIVA (Scopre e struttura le relazioni del soggetto con il mondo esterno).3

Perciò è un processo di apprendimento che, con l’aiuto delle abilità cognitive, elabora e ordina i segnali provenienti da contenuti semantici per instaurare rapporti con gli altri: ogni persona può interagire efficacemente con gli altri solo dopo aver acquisito la “competenza comunicativa” (cioè la capacità di produrre e capire messaggi ponendo la persona in un interazione comunicativa con le altre persone. Il corpo dispone di un proprio codice comunicativo, di uno specifico linguaggio che si manifesta involontariamente ed istintivamente. “Una persona attraverso il linguaggio del corpo comunica una straordinaria quantità di informazioni relative a se stessa senza rendersene conto”.4

Tramite il corpo, i gesti e la mimica trasmettiamo informazioni relative ai nostri sentimenti, alle nostre emozioni, ai vissuti, talmente immediati ed efficaci che non necessitano di accompagnamento verbale. Secondo Ekman e Friesen “il comportamento non verbale o espressivo motorio può essere informativo (gesti che comunicano diversi significati), comunicativo (gesti con i quali si intende trasmettere un preciso segnale) e interattivo (gesti che una persona compie in una interazione)”.5 Il movimento parla e i gesti rappresentano un preciso ed efficace strumento per capire meglio la dinamica di una relazione al di là di ciò che viene espresso con le parole. È parte integrante della comunicazione e tra i diversi elementi comunicativi ci sono anche i gesti.6

Fondamentale per il movimento espressivo è l’interiorizzazione sul proprio corpo in modo tale da cogliere la propria realtà corporea prima senza intermediari, per poi esaminarla nello spazio, nel tempo, rispetto al peso, all’energia, alla sensazione e alla percezione. Nel movimento espressivo c’è la volontà di conoscersi, capirsi, recuperando le sensazioni provenienti dal corpo in movimento: gesticolando, mimando, danzando, marciando, camminando la persona stabilisce molteplici rapporti col mondo esterno e sviluppa progressivamente le capacità espressive attraverso la scoperta di tutte le possibilità del proprio corpo. In un mondo fortemente plagiato dalla pura imitazione è necessario che l’educatore presti particolare attenzione ad attività di iniziativa personale e di stimolazione espressiva: non è più sufficiente incoraggiare i partecipanti ad imitare e a rappresentare scenette; il più delle volte si deve partire dalla base.

Per questo, il primo compito dell’educatore/animatore è darne le motivazioni: situazioni, stile dell’invito o dell’incontro, le occasioni di gioco devono essere armonizzate per incoraggiare il gruppo. A questo proposito, gli approcci sono 2: PRODUTTIVO (l’idea e il concetto di gioco vengono sviluppati direttamente dai giocatori stessi) e RIPRODUTTIVO (i partecipanti seguono un copione pre-esistente nel gioco).

Il gioco e il teatro sono strettamente connessi l’uno con l’altro: nei giochi di ruolo, il giocatore da una parte e uno dall’altra fingono di essere altre persone diverse da se stessi. Ciò che unisce le due attività è il gioco di finzione o simulazione nel quale scatta un processo mimetico molto complesso e sofisticato, fino a sconfinare in ambito teatrale. Nel gioco scenico, l’educatore fornisce le indicazioni attraverso il racconto, che consente di guidare la drammatizzazione all’interno del gioco. Il compito dell’educatore è quello di conservare il pathos del racconto, utilizzando le giuste intonazioni, i gesti, i tempi e i luoghi. All’inizio tutto è gioco e non una rappresentazione vera e propria, per cui i protagonisti saranno i partecipanti con le loro iniziative. Attraverso il gioco è possibile esprimere azioni, sentimenti, stati d’animo con gesti e segni attraverso movimenti e cambiamenti del corpo. Inoltre il gioco di finzione lega fortemente le persone e tutti i membri del gruppo, senza emarginare nessuno e senza la presenza di alcun leader; bisogna avere riguardo verso i più deboli del gruppo che devono essere motivati a giocare attivamente e gioiosamente.7

Il gioco nei contesti di animazione e ricreativi

L’animazione oggi rappresenta un’aziona che facilita i processi di autentificazione dell’esistenza della persona all’interno della comunità, attraverso il confronto con gli altri. Così l’animazione diventa un terreno in cui esplorare e arricchire il proprio sviluppo nella società, dando un senso e un valore alla comunità stessa. La tecnica di animazione si caratterizza quindi di tre elementi fondamentali correlati tra loro:

  • DIMENSIONE INTERIORE DELL’ESSERE UMANO, dedito alla riflessione e all’azione;
  • APERTURA ALLA RECIPROCITÀ, basato sulla relazione con l’altro;
  • DIMENSIONE ESTERIORE DELL’ESSERE UMANO verso il quale vengono proiettate tutte le possibilità di compimento personale (es. il movimento).

Questi tre elementi rendono l’animazione un luogo privilegiato, in cui il soggetto può riflettere su se stesso e contemporaneamente può collaborare all’interno del gruppo, rafforzando la propria espressività e il proprio Empowerment (cioè autostima). L’animazione quindi di basa su tre processi:

  • Rivelazione: processo attraverso cui il soggetto prende coscienza di sé stesso
  • Atti relazionali/comunicativi: processo di comunicazione tra gruppi e soggetti;
  • Creatività: processo attraverso cui il soggetto utilizza creativamente il proprio linguaggio, inteso come la proposta di iniziative e l’assunzione di responsabilità.

Il concetto di animazione è stato associato a quello di educazione e formazione, in quanto si occupa dello sviluppo e della trasformazione della persona attraverso processi di formazione e apprendimento. Le funzioni educative dell’animazione si basano su tre livelli diversi:

  • Il valore educativo dell’animazione è implicito perché consiste essenzialmente nell’organizzazione di eventi e contesti ludici ricreativi; quindi ha un potenziale formativo nascosto in quanto non corrispondono delle azioni;
  • Il potenziale formativo dell’animazione diventa esplicito poiché consiste nell’aggregazione o nel far giocare gruppi di persone, intrattenendoli ed integrandoli;
  • Il potenziale educativo è più evidente in quanto si esplica attraverso il contesto in cui si ha la possibilità di elaborare meta significati.8

I contesti di animazione in cui il gioco può essere utilizzato sono molteplici:

  • ANIMAZIONE TEATRALE,in cui si predilige l’espressività;
  • ANIMAZIONE SOCIO-CULTURALE, in cui si favorisce la crescita sociale del gruppo;
  • ANIMAZIONE LUDICO-RICREATIVA, in cui ci si dedica a sport e hobby;
  • ANIMAZIONE SOCIO EDUCATIVA, contesto formativo in cui si rendono più dinamici i processi di insegnamento/apprendimento.

In qualsiasi contesto educativo, l’animatore deve mettere a proprio agio i membri del gruppo, di farli esprimere, di coinvolgerli nelle attività, e di dare libera espressione alla loro fantasia e creatività. Per questo bisogna considerare il gioco come metodo di animazione in quanto basato sulla partecipazione e sulla crescita personale dei soggetti, favorendo lo sviluppo delle potenzialità dei soggetti coinvolti. In altri termini il gioco permette di facilitare il processo di trasformazione e di conquista di autonomia da parte de soggetto. Il metodo ludico si basa sul processo per errori e per tentativi, dove l’errore è una risorsa fondamentale per la comprensione e l’apprendimento. I giochi che dovrebbero essere utilizzati nell’animazione sono molteplici e differenti e permettono di raggiungere obiettivi diversi. La scelta del gioco spetta all’animatore che sceglie secondo le finalità e gli scopi che si desidera far conseguire ai partecipanti. Spesso accade che l’animatore scelga in base al livello di gradimento dei partecipanti oppure capita che la scelta ricada sempre sullo stesso gioco perché l’animatore non ne conosce altri. La scelta, pertanto, dovrà essere effettuata tenendo conto del contesto fisico e umano in cui il gioco andrebbe svolto, valutando anche l’età e la maturità dei soggetti partecipanti.

Ai fini della scelta inoltre sarebbe opportuno distinguere il gioco in base al suo utilizzo: terapeutico, educativo, formativo.9 La fase successiva alla scelta del gioco consiste nella realizzazione del gioco stesso, la quale comprende due aspetti fondamentali: la giocabilità del gioco e il ruolo e le modalità di partecipazione del conduttore. La giocabilità del gioco dipende dal livello di coinvolgimento e di divertimento del gioco, dal raggiungimento degli obiettivi e dalla compatibilità con il contesto in cui il gioco viene svolto. Il luogo in cui svolgere il gioco è sicuramente l’elemento più importante e può condizionare la riuscita del gioco. Sarebbe pertanto opportuno scegliere il luogo in base alle caratteristiche fisiche e psico-relazionali dell’ambiente: le caratteristiche fisiche riguardano la tranquillità e l’adeguatezza, un luogo che consente ai partecipanti di giocare senza alcun ostacolo; le caratteristiche psico-relazionali trasmettono sicurezza e tutela quando i soggetti, soprattutto al primo incontro, avvertono disagi in determinati giochi. Il ruolo e le modalità di partecipazione del conduttore riguardano le competenze dell’animatore, al quale viene chiesto di porre attenzione non solo ai comportamenti verbali, ma anche a quelli non verbali dei membri del gruppo, perché tali comportamenti potrebbero manifestare insofferenza e inadeguatezza.10

Dopo la realizzazione del gioco subentra la fase essenziale, il Debriefing (dopogioco) in cui si analizzano i risultati ottenuti dal gioco e la qualità del lavoro di gruppo. Inoltre permette di effettuare un analisi dell’esperienza ludica dei partecipanti e di riflettere sul gioco eseguite, al fine di comprendere cosa è stato appreso da tale esperienza. Così il compito dell’animatore in questa fase è quella di valorizzare le idee e le proposte di tutti i partecipanti, di favorire lo scambio sociale e di incoraggiare i soggetti demoralizzati.11 Alla luce di tutto ciò i giochi maggiormente utilizzati nel contesto animativo–ricreativo sono:

  • GIOCHI DI CONOSCENZA che si pongono come obiettivo primario l’interazione e la conoscenza tra i membri del gruppo;
  • GIOCHI DI RUOLO finalizzati al miglioramento e all’affermazione di sé anche attraverso la drammatizzazione;
  • GIOCHI DI COMUNICAZIONE che hanno come obiettivo lo sviluppo delle competenze linguistiche verbali e non verbali, attraverso giochi corporei e storytelling;
  • GIOCHI DI SIMULAZIONE che consentono di effettuare scelte strategiche per operare e prevede l’utilizzo di role play e problem solving.
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