NonSoloFitness: divulgazione, formazione, consulenza
Corsi di formazione Corsi di formazione per Personal Trainer, Istruttori Fitness
06 40403925

Ginnastica ipopressiva e ginnastica pelvica a confronto

Cos'è la ginnastica ipopressiva? Cos'è la ginnastica pelvica? Analisi anatomica e disamina delle differenze e dei benefici

Autore:
Ultimo aggiornamento:

Ginnastica ipopressiva e ginnastica pelvica a confronto

Con sempre più frequenza, medici e specialisti del settore, invitano le donne ad una ginnastica pelvica per risolvere fastidiose complicanze dovute al parto e all’età, come perdite involontarie di urina, incontinenza fecale o fastidi genitali legati ad un possibile ipotono della muscolatura del pavimento pelvico.
È importante definire che la ginnastica pelvica non sia indicata esclusivamente alle donne, ma che quest’ultima sia di interesse anche maschile in quanto, i problemi legati all'escrezione urinaria1 e all’eiaculazione precoce, hanno un impatto psicologico e riducono sostanzialmente la qualità di vita dei pazienti. Tali pazienti provano un senso di disagio che inevitabilmente determina bassa autostima, deterioramento dell'umore e sensazione di impotenza.
C'è un calo della qualità della loro vita personale, sociale e professionale. Conseguentemente a questa particolare condizione, molte persone sono costrette a cambiare il loro stile di vita a causa delle paura di una eventuale perdita di urina, che causerebbe sgradevoli odori o macchie sui vestiti, ed ha così un impatto negativo sulla socializzazione e contribuisce all'alienazione, all'isolamento sociale, ai cambiamenti nell'attività sessuale e persino alla depressione o disturbo d'ansia.

Richiamo anatomico

Il pavimento pelvico2 è l’insieme dei muscoli e fasce che chiudono in basso le pelvi, composto essenzialmente dal muscolo elevatore dell’ano diviso in una parte esterna, o sfinterica, e da una parte interna con funzione elevatrice.
A livello osseo è costituito lateralmente dalle ossa iliache posteriormente dall’osso sacro e dal coccige e anteriormente dal pube.Possiamo notare delle differenze sostanziali3 nell’uomo e nella donna. Tali differenze le ritroviamo a livello del muscolo elevatore della prostata nell’uomo, le cui fibre appartengono al muscolo elevatore dell'ano, passanti posteriormente, inferiormente e medialmente lungo il perimetro della prostata per poi prendere inserzione sul tendine centrale del perineo. Nella donna, invece, ritroviamo il muscolo pubo-vaginale le cui fibre sono disposte più anteriormente e passano sul retro e medialmente alle pareti vaginali per terminare a livello del tendine centrale del perineo e fungono da sfintere vaginale.

Dobbiamo a DeLancey4 il contributo in merito alle fascia tra visceri e pelvi, sostenuta da strutture fibro-elastiche , contenenti numerose terminazioni nervose e vascolari e che prende il nome di fascia endopelvica. La fascia endopelvica è una struttura aponevrotiche di rinforzo, costituita da fasce e legamenti, che partecipa direttamente all’azione di sostegno e sospensione dei visceri contenuti nella pelvi ed al mantenimento della loro reciproca fisiologica posizione anatomica. Il pavimento pelvico poggia su un piano cutaneo definito perineo, ed è la zona situata tra la sinfisi pubica ed il coccige.

La ginnastica pelvica

La ginnastica pelvica è quella particolare metodica di contrazione, rilasciamento, rinforzo e presa di coscienza dei muscoli che partecipano durante la minzione, la defecazione e tutti i processi fisiologici. Possiamo definire che determinate azioni nelle quali la muscolatura pelvica ha un ruolo essenziale, possono essere controllate e gestite per stimolare la muscolatura in esame.

La base scientifica per la riabilitazione dei muscoli del pavimento pelvico è stata fondata dal ginecologo americano Arnold Kegel, che, negli anni '50, ha pubblicato i risultati di uno studio di 15 anni, che prevedeva l'uso di esercizi per il pavimento pelvico.
Dopo anni di oblio, dipesi dalla scarna versatilità mentale, la parola di Kegel cominciò a varcare i confini dell’oceano e cominciò a farsi spazio anche in Europa.
La ginnastica pelvica è arrivata in Italia alla fine degli anni '80, trovando impiego nei centri fisioterapici.

Nei suoi studi Kegel ha sottolineato che l'attivazione muscolare sistematica fa sì che i muscoli perdano 4 volte meno la loro massa rispetto alla fase di inattività, quindi, è il metodo ottimale per migliorare la compromissione anatomica e funzionale dei muscoli. L'attività sistematica dei muscoli del pavimento pelvico aumenta la coordinazione, migliorando così la compressione uretrale quando la pressione intra-addominale aumenta, durante l'esercizio.
L'esecuzione corretta degli esercizi per il pavimento pelvico, soprattutto nelle sessioni di allenamento senso-motorio, porta a riacquistare la propriocezione nell'elevatore dell'ano.

Nella ginnastica pelvica abbiamo il ruolo essenziale del legamento pubo-uretrale, che divide in due porzioni l’uretra: l’uretra prossimale, che è responsabile della continenza passiva ed è intra-addominale e sotto l’influenza della pressione addominale; l’uretra distale, che è responsabile della continenza attiva. Essa è extra-addominale e non si trova sotto la diretta influenza della pressione endo-addominale.

La fascia eretro-pelvica è un’altra particolare struttura che mantiene il collo vescicale e l’uretra prossimale nella loro normale sede anatomica, mentre i legamenti pubo-uretrali prevengono l’ipermobilità e la dislocazione verso il basso dell'uretra. La contrazione dei muscoli elevatori dell’ano pone in tensione la fascia uretro-pelvica, elevando e comprimendo l’uretra, mentre il loro rilasciamento produce una discesa ed una rotazione posteriore dell’uretra prossimale e del collo vescicale rispetto all’uretra media, fissata per mezzo dei legamenti pubo-uretrali.

Il muscolo pubo-rettale forma un vero arco muscolare, teso attorno ai visceri pelvici (uretra, vagina e retto) ed esercita, contraendosi, una duplice azione: contenitiva diretta, di tipo sfinterico, ed indiretta, mediata dall’accentuazione degli angoli uretro-vescicale, vagino-pelvico ed ano-rettale.
È facile intendere che uno scarso tono di questa struttura posso comportare a delle problematiche non di poca importanza, tra cui prolassi genitali, incontinenza vescicale e retta, eiaculazione precoce ed emorroidi.

La ginnastica ipopressiva

Secondo Caufriez5 la ginnastica ipopressiva è un insieme ordinato di esercizi posturali ritmici, ripetuti e sequenziali che permettono l’integrazione e la memorizzazione di messaggi propriocettivi o sensitivi o sensoriali associati ad una situazione posturale particolare.

Il dottor Marcel Caufriez specialista in Kinesiterapia ed Esperto in Riabilitazione della donna – Sessuologo, creatore del Metodo Ipopressivo, nel 1980 creò le prime tecniche di “Aspirazione Diaframmatica”, diventate poi “tecniche ipopressive”.
Il dottor Marcel Caufriez venne spinto a studiare questa tecnica in quanto alcune sue pazienti, quando mettevano in tensione l’addome, sentivano la parete muscolare più resistente al tatto, ma quando erano in condizione di rilassamento, senza contrarre la muscolatura, in piedi o sedute, avevano più pancia di quando non facevano esercizio.

Lo scopo di questa metodica6 è quello di prevenire l’ipotono della muscolatura addominale profonda e del pavimento pelvico attraverso l’esecuzione di esercizi posturali che permettono una diminuzione della pressione nella cavità toracica, addominale e pelvica. Infatti, tra le più grandi problematiche possiamo considerare l’iperpressione addominale generata da uno sforzo, in quanto costituisca una forza verticale diretta sul pavimento pelvico.
Secondo Caufriez, in caso di fascia addominale ipotonica con annessa iperlordosi lombare, si ha una perdita della capacità di sostegno degli organi pelvici, causando così prolassi e incontinenza.

Martinez definisce lo spazio manometrico addominale EMA come spazio delimitato da pareti osteo articolari, muscolari e aponeurotiche nel quale la pressione interna è nulla in condizioni di riposo.
Durante uno sforzo possiamo notare che le variazioni di pressione sono identiche in tutto l’EMA, ma i vettori risultanti non sono uguali in tutta la cavità addominale a causa delle diverse densità delle sue pareti e quelle più deboli potrebbero cedere a queste forze.

La tecnica ipopressiva provoca un abbassamento immediato delle pressioni intraddominali e intratoraciche, dovuta al rilassamento tonico del muscolo diaframma, che porta ad una attivazione riflessa della muscolatura del pavimento pelvico e della fascia addominale.
Durante la tecnica ipopressiva possiamo notare delle manifestazioni anatomiche associate alla corretta esecuzione degli esercizi ipopressivi e tra questi possiamo notare l’apertura dell’arco costale e mobilizzazione dell’ombelico in dentro e la fenditura delle fosse clavicolari

Benefici della tecnica ipopressiva

La ginnastica ipopressiva può essere definita una tecnica a scopo terapeutico e preventivo e tra i benefici possiamo sicuramente ritrovare il recupero post parto, con il recupero del pavimento pelvico e disfunzioni correlare e vantaggio nel riposizionamento degli organi; contribuisce al contenimento della diàstasi addominale, ovvero l’allontanamento dei muscoli retti dell’addome e contribuisce nel contenimento delle ernie ombelicali.

La diastasi addominale7 può essere dipesa dallo stiramento dei muscoli retti dell’addome ed è possibile notare questa condizione nelle donne in stato di gravidanza e negli uomini con steatosi epatica. Un’altra possibile causa della diastasi addominale può essere un lavoro errato o eccessivo della muscolatura addominale, in quanto molto spesso si tenda ad effettuare esercizi che portino il retto dell’addome ad una contrazione eccentrica sotto resistenza(come esercizi di leg raises), con l’intento di produrre uno stato ipertrofico di questo muscolo, inconsapevoli che in questo modo si vada ad attivare un processo di accorciamento della parte carnosa del muscolo e un aumento della sezione tendinea della linea alba.

Altri benefici che possiamo riscontrare con l’applicazione della ginnastica ipopressiva sono a carico dell’incontinenza urinaria, grazie alla diminuzione delle pressioni intra-addominali che incidono negativamente sul pavimento pelvico e stimola anche i centri respiratori del tronco cerebrale, inibendo i centri inspiratori grazie alle apnee.

La ginnastica ipopressiva trova anche impiego nel campo sportivo constatando che l’applicazione di questa tecnica prevenga traumi articolari e mal di schiena negli sportivi (e non) a causa di una rielaborazione del sistema tonico posturale durante l’esecuzione, con aumento del lavoro propriocettivo del sistema sensitivo-sensoriale e (migliorare?) lo schema motorio; un disequilibrio posturale può essere aumentato significativamente con la pratica dell’esercizio fisico e dello sport se non si ha una buona consapevolezza del proprio corpo.

Ginnastica ipopressiva e scoliosi

Uno studio condotto da Dott. Marcel Caufriez, Dott. Fernández-Domínguez e Brynhildsvoll N. ha evidenziato gli effetti positivi della ginnastica ipopressiva nel trattamento della scoliosi idiopatica8.
L’obiettivo dello studio è stato quello di descrivere i risultati dell’applicazione della ginnastica ipopressiva a bambini di età compresa tra gli 8 e 15 anni affetti da scoliosi idiopatica.

La misurazione della situazione di partenza è stata effettuata attraverso indagini radiologiche, filo a piombo e scoliometro per avere un confronto con il periodo successivo all’applicazione del programma di esercizi giornalieri di ginnastica ipopressiva. In seguito a queste valutazioni è emerso che i bambini presi in esame avessero una deformazione tra i 15° e i 40° Cobb.

Il periodo di applicazione degli esercizi giornalieri di ginnastica è stato di 3 mesi ed i risultati più significativi sono stati: una tendenza a raggiungere la stabilizzazione dell’inclinazione e rotazione vertebrale, stabilizzazione delle gibbosità e miglioramento della funzione respiratoria dei soggetti presi in esame.
Il risultato è stata una minore evoluzione nelle scoliosi con angolo di Cobb superiore ai 20° e maggior rientro dei parametri fisiologici nelle scoliosi con angolo di Cobb inferiore a 20°.

Ginnastica ipopressiva e lombalgia

La lombalgia cronica è una delle problematiche più attuali nel campo della salute ed indica un disturbo di carattere muscolo-scheletrico, in quanto va a interessare i muscoli e le ossa della parte inferiore della schiena, ovvero la regione lombare.
La lombalgia causa in alcuni casi, anche frequenti, di accessi in ortopedia, visite mediche specialistiche, utilizzo di farmaci e una prolungata assenza dal lavoro.
L'allenamento dei muscoli che danno stabilità al tronco, così come quello dei muscoli del pavimento pelvico, aiuta a migliorare la lombalgia e uno di questi allenamenti è l’esercizio ipopressivo.

Come già spiegato, la ginnastica ipopressiva consente la diminuzione della pressione addominale, perineale e toracica, grazie all’attivazione diretta del muscolo trasverso, che aiuta a stabilizzare la colonna e renderla più flessibile.
Il Dott. Manuel Rebollo Salas ha effettuato uno studio di 8 settimane nelle strutture appartenenti alla Scuola di infermieristica, fisioterapia e podologia dell'Università di Siviglia, tra aprile e giugno 2016.

In questo studio sono stati inclusi pazienti di entrambi i sessi, di età compresa tra 20 e 65 anni, con diagnosi di lombalgia cronica aspecifica, con dolore meccanico della durata di almeno 12 settimane e che non presentava complicazioni gravi. I criteri di esclusione erano la diagnosi di ipertensione arteriosa, deficit neurologico progressivo, gravidanza o sospetta gravidanza e trattamento farmacologico o psichiatrico.

I pazienti presi in esame hanno eseguito una serie di sei esercizi ipopressivi addominali statici per circa 40 minuti al giorno, per un totale di 40 sessioni di ginnastica ipopressiva ed hanno ripetuto ogni esercizio sei volte, per tre serie, con una fase di recupero tra le serie.
Il risultato di questo studio è stato un miglioramento significativo in termini di flessibilità degli arti inferiori, di mobilità della colonna lombare e soprattutto riduzione del dolore localizzato alla zona lombare.

Conclusioni

Concludendo, possiamo definire che la tecnica ipopressiva sia una tecnica che prevede l’utilizzo della muscolatura profonda e che grazie all’azione del muscolo gran dentato che aiuta ad espandere la gabbia toracica, è possibile ottenere una diminuzione della pressione nella cavità addominale e toracica, un rilassamento del diaframma ed una attivazione riflessa della fascia addominale e pelvica.

Mettendo a confronto la ginnastica pelvica del Dott. Kegel e la ginnastica iporessiva del Dott. Caufriez possiamo notare che queste due metodi ,seppur molti simili tra loro, non portano allo stesso risultato.
La ginnastica ipopressiva deve essere applicata a tal misura della ginnastica pelvica per ottenere maggiori risultati. Così come spiegato precedente, attraverso la ginnastica ipopressiva è possibile attivare la muscolatura profonda e le fasce ancorate alle strutture ossee, migliorandone il tono e la funzionalità.Questa metodica sembra avere un impatto positivo sulla flessibilità della colonna vertebrale e nei soggetti con lombalgia cronica.
La ginnastica ipopressiva non presenta controindicazioni particolari, ma sarebbe preferibile non applicare questa tecnica a persone affette da ipertensione non controllata, donne in stato di gravidanza e persone con patologie all’intestino.

€ 0.00 0 prodotti
AREA RISERVATA