Sport e attività fisica
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Sport e attività fisica

Praticare sport o attività fisica risulta essenziale nella vita di ogni individuo. Purtroppo non sempre rientra nella quotidianità di ognuno di noi, che ci orientiamo più verso la sedentarietà che verso uno stile di vita attivo.

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Sport e attività fisica

Per attività fisica s’intende qualsiasi movimento corporeo prodotto dalla contrazione dei muscoli scheletrici, di natura automatica o intenzionale, che ha come effetto un consumo di energia. Una definizione più specifica intende l’attività fisica come un qualsiasi movimento che comporta un significativo aumento del consumo di energia rispetto al fabbisogno metabolico a riposo. Lo sport, invece, può essere considerato un tipo di attività fisica in cui è presente una componente legata alle regole, alla competizione e all’acquisizione di un punteggio, il cui esito dipende da abilità, scelte strategiche e fortuna.1

In questo contesto è necessario dare quindi una definizione al termine fitness o forma fisica. Quest’ultima infatti è considerata come l’abilità di svolgere le attività quotidiane con vigore, sveltezza e senza eccessiva fatica, di affrontare energicamente le attività nel tempo libero, e di fronteggiare gli stress fisici superiori alla media incontrati nelle situazioni di emergenza. Il fitness fisico legato alla salute può essere suddiviso in cinque componenti principali:

  • morfologico (composizione corporea, distribuzione del grasso, flessibilità o mobilità articolare);
  • muscolare (potenza o forza esplosiva, forza isometrica, resistenza muscolare);
  • motorio ( equilibrio, coordinazione, rapidità);
  • cardiorespiratorio (resistenza all’esercizio sub-massimale, massima potenza aerobica, funzionalità cardiaca e polmonare, pressione sanguigna);
  • metabolico (tolleranza al glucosio, metabolismo lipidico).

La forma fisica dipende sia da caratteristiche biologiche e genetiche, sia dal tipo di intensità e frequenza del movimento. Se si considera l’utilizzo di ossigeno, invece, possiamo fare una distinzione tra attività fisica aerobica e anaerobica. L’attività fisica aerobica comprende un insieme di esercizi che coinvolgono il consumo di ossigeno da parte dell’organismo. Il meccanismo aerobico si attiva, infatti, in presenza di ossigeno per mezzo della combustione mista di zuccheri e acidi grassi che danno come molecola finale l’ATP (adenosinatrifosfato), una sostanza altamente energetica. Gli esercizi aerobici vengono praticati per un periodo di tempo di circa 20 minuti, in modo da migliorare la funzionalità degli apparati cardiocircolatorio e respiratorio, mentre quelli anaerobici incrementano la potenza e la massa muscolare e vengono effettuati per un periodo di tempo limitato (2-3 minuti). Questi ultimi sono esercizi in cui la produzione dell’energia cellulare avviene in assenza di ossigeno. Essi vengono svolti secondo due tipi di meccanismi: quello alattacido in cui non si forma acido lattico e l’energia è fornita dalla fosfocreatina, e quello lattacido in cui si verifica la formazione di acido lattico e l’energia è fornita dalla molecola di zucchero che si trasforma in lattato. L’accumulo di acido lattico si verifica nel momento in cui un esercizio supera la soglia anaerobica, quindi al di sotto di questa soglia lo sforzo può essere mantenuto per lunghi periodi.

L’attività fisica è un insieme complesso di comportamenti che possono essere misurati sulla base di parametri come frequenza, durata e intensità. Quest’ultima è data da un valore definito massima potenza aerobica, espressa come VO2max. È equivalente alla massima quantità di ossigeno che può essere trasportata e utilizzata in un minuto da una persona, nel corso di un’attività fisica, che riguarda grandi gruppi muscolari, d’intensità progressivamente crescente. Anche in questo caso è possibile fare una distinzione tra persone sedentarie e persone fisicamente attive, in quanto i primi hanno un VO2max che va dai 30 ai 50 ml/kg/min, mentre i secondi dispongono di un VO2max che va dai 60 ai 65 ml/kg/min. Tramite l’allenamento è possibile innalzare sia la soglia anaerobica che la massima potenza aerobica.

Attività fisica e salute

Per l’epidemiologia e la medicina, l’attività fisica è collegata a una riduzione dei rischi di mortalità per cause diverse.2 A parità di età, chi pratica più attività fisica riporta una riduzione del rischio di mortalità del 41% rispetto a chi è sedentario. Chi fa poca attività fisica ha maggiori probabilità di presentare fattori di rischio per la salute come ipertensione, ipercolesterolemia e diabete.

A questo punto bisogna capire se la riduzione della mortalità sia dovuta all’azione positiva dell’attività fisica sui fattori di rischio o sia determinata da altre ragioni. Diversi studi hanno verificato che una persona che svolge attività fisica in modo continuativo e ha il colesterolo alto, ha una probabilità minore del 33% di morire prematuramente rispetto ad un’altra persona della stessa età, sedentaria e ipercolesterolemica.

Sono molti infatti i benefici determinati dall’attività fisica.

A livello cardiaco, le persone attive riportano una riduzione del rischio di malattie cardiovascolari del 47% rispetto a chi è sedentario. Tale effetto è maggiore quando si pratica attività fisica vigorosa piuttosto che moderata, ma anche camminare per 30 minuti al giorno può ridurre del 19% il rischio di avere una malattia cardiovascolare.3 In particolar modo l’attività influisce su alcuni specifici fattori di rischio cardiovascolare, come ipertensione, concentrazione di lipidi nel sangue, aumentata resistenza all’insulina e disfunzione endoteliale.

Gli esercizi aerobici e anaerobici riducono la pressione arteriosa sistolica e diastolica. L’attività fisica è in grado di diminuire la pressione arteriosa in pazienti ipertesi e con ogni probabilità di prevenire l’ipertensione in persone sane. Con il passare del tempo, l’attività sarà in grado di ridurre la pressione arteriosa grazie all’ aumento della densità capillare, oltre a verificarsi una diminuzione della resistenza della circolazione periferica grazie all’influenza del sistema nervoso autonomo e del sistema renina-angiotensina-aldosterone. Miglioramenti si verificheranno anche nei livelli di LDL, HDL e trigliceridi, determinando una riduzione della glicemia a digiuno, influendo inoltre sulla resistenza all’insulina.4 L’attività fisica induce ulteriori cambiamenti in questo ambito, in quanto previene una possibile alterazione delle funzioni del tessuto endoteliale che riveste la superficie interna di vasi sanguigni e del cuore, contribuisce alla regressione dell’aterosclerosi coronarica e infine ha proprietà antitrombotiche e antiritmiche con conseguente riduzione della viscosità del sangue, dell’aggregazione piastrinica e aumento del tono vagale.

In una condizione di obesità, l’attività fisica svolge un ruolo importante nella perdita di peso e nella prevenzione di un possibile aumento. Secondo una ricerca effettuata nel 2010 dall’ Istituto Superiore di Sanità ,il 32% degli italiani è in una condizione di sovrappeso, mentre l’11% è obeso. Sovrappeso e obesità crescono in modo rilevante con l’età. Il numero di persone in sovrappeso è pari a circa il 10% a 18 anni, ma aumenta repentinamente.

Numerosi studi hanno dimostrato che diversi interventi volti a incrementare l’attività fisica contribuiscono a una riduzione del peso corporeo, la quale è tanto più importante se accompagnata da indicazioni sul regime dietetico. Va notato che l’attività fisica incide maggiormente sulla proporzione di grasso corporeo. L’esercizio fisico comporta i medesimi benefici per la salute sia nelle persone normopeso sia in quelle sovrappeso e obese. Quindi, anche se l’esercizio fisico non è accompagnato da perdita di peso o di grasso corporeo, ha degli effetti positivi sulla salute. Secondo uno studio, le persone che sono attive e che si trovano in una condizione di sovrappeso e obesità hanno una percentuale più bassa di sviluppare malattie rispetto a persone obese e sedentarie, ma ancora più sorprendente è il risultato che emerge da un confronto: le persone obese attive avranno infatti minor probabilità di sviluppare malattie croniche correlate all’obesità rispetto alle persone normopeso sedentarie.5

I benefici di uno stile di vita attivo si riscontrano anche in casi di diabete di tipo 2. Gli interventi educativi basati su dieta ed esercizi sono in grado di ridurre del 37% l’incidenza di diabete. L’attività fisica, infatti, in questo caso, determinerebbe una riduzione dell’attività delle cellule beta del pancreas che sintetizzano e secernono insulina, incrementando la velocità di ingresso del glucosio nel muscolo. Diversi studi hanno dimostrato che lo svolgimento di esercizi strutturati per un periodo di 12 settimane determinano un migliore controllo della glicemia, oltre a indurre una diminuzione nei livelli di emoglobina glicata (HbA1c), che risultano essere maggiori nelle persone con scarso controllo del diabete.

Infine, miglioramenti prodotti dall’attività fisica sono stati riscontrati a livello dell’apparato muscolo-scheletrico. In questo caso sono state prese in esame due condizioni: l’osteoporosi e l’artrite. Nel primo caso si verifica una riduzione della massa ossea che porta lo scheletro del soggetto a un maggiore rischio di fratture. Qui lo svolgimento di esercizi pone le ossa in una condizione di stress, in quanto il soggetto si troverà a dover effettuare appoggi podalici al suolo. Quindi l’attività fisica potrà rinforzarle e prevenirne la perdita di resistenza. Si attesta infatti che l’esercizio può determinare una riduzione del rischio di fratture al femore del 45% negli uomini e del 38% nelle donne. L’artrite, invece, è una malattia caratterizzata dall’infiammazione delle articolazioni. In questo caso, gli interventi volti a promuovere particolari forme di attività fisica in pazienti con artrite hanno portato a un miglioramento della funzionalità motoria e una riduzione del dolore paragonabile a quella ottenuta farmacologicamente.

L’attività fisica in ambito scolastico

Al fine di sottolineare l’importanza di comportamenti salutari quotidiani è necessario che i bambini, fin dai primi anni, vengano coinvolti in attività fisiche anche in ambito scolastico. Studi scientifici hanno dimostrato i benefici legati ai programmi d’intervento basati sull’attività fisica nelle scuole.6

Potremmo prendere in considerazione alcuni risultati derivanti dalla rassegna di 26 studi condotta dalla Cochrane i quali hanno valutato l’impatto di tali interventi su studenti provenienti da diversi continenti con un’età che va dai 6 ai 18 anni. Si è riscontrato che studenti coinvolti in questi programmi a scuola riportano maggiori livelli di attività fisica e un minor tempo passato davanti alla televisione, oltre a mostrare un minor livello di colesterolo nel sangue e una migliore forma fisica in termini di maggiore VO2max. Tuttavia, i benefici di questi interventi non riguardano tutti gli esiti di salute in quanto non emergono cambiamenti nei valori pressori e nell’indice di massa corporea (BMI). Tale risultato potrebbe essere stato causato dal fatto che gli stessi studenti, in ambito extra-scolastico, non pratichino attività fisiche.

Le motivazioni di questa scelta possono essere varie, in quanto è possibile che essi ritengano sufficiente la pratica sportiva eseguita tra le mura scolastiche. Qui sarà la figura dell’insegnante a proporre di incrementare il successo di tali attività tramite diverse strategie:

  • Per facilitare l’apprendimento dell’abitudine a fare attività fisica è necessario che gli interventi si focalizzino sulla promozione di un atteggiamento positivo verso la stessa;
  • Le attività devono essere disegnate su misura dei partecipanti, tenendo conto delle loro abilità e dei loro interessi;
  • È importante coinvolgere il personale scolastico e i genitori, i quali agiscono da modelli di ruolo.