Psicopatologia del doping
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Psicopatologia del doping

Il doping fa male al fisico ed è causa di problematiche di natura psicologica: ne è un esempio il disturbo dell'immagine corporea

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Psicopatologia del doping

Oggi siamo a conoscenza, grazie soprattutto a numerosi studi, di quanto sia radicato all’interno della nostra società, l’utilizzo di sostanze per migliorare la prestazione fisica (PES), soprattutto negli atleti amatoriali che vivono nel mondo del fitness. Le stime preoccupanti indicano che tra il 5% e il 20% degli atleti amatoriali fanno uso abituale di PES (Dietz et al., 2013). L’uso di androgeni a scopo dopante è una pratica diffusa soprattutto negli sport che richiedono un aumento della forza, quali il sollevamento pesi.

Si stima che circa 1.000.000 di americani ne facciano o ne abbiano fatto uso; in Germania il numero di soggetti giovani che utilizzano steroidi anabolizzanti si aggira intorno alle 100.000 unità. Ancora, risulta che i body builders utilizzino tali agenti a dosaggi superiori di 4-10 volte rispetto a quelli terapeutici, spesso in associazione con altre sostanze quali stimolanti e diuretici.1

Oltre alle sostanze illegali o proibite, questi atleti consumano caffeina, analgesici e altre sostanze ergogeniche (es. creatina, vitamine, minerali, carboidrati, proteine), che possono aumentare la performance fisica. Alcuni ricercatori hanno avanzato l’ipotesi che l’uso di integratori alimentari possano rappresentare una via d’ingresso all’uso di doping nello sport.

Interviste fatte nel "Centro di ricerca per l’abuso di ormoni di Gothenburg" (Svezia), su più di 100 persone che abusavano di ormoni, ha messo in luce le ragioni per le quali i frequentatori delle palestre userebbero sostanze dopanti, e ha spiegato il motivo per il quale questo fenomeno è così difficile da eradicare. Prima di tutto, la totale maggioranza di agenti dopanti nelle palestre sono gli steroidi anabolizzanti androgenici (AAS= Anabolic, Androgenic Steroids), mentre solo una minoranza usa altre sostanze dopanti ormonali come l’ormone della crescita (GH= growth hormone) e l’insulina. Generalmente, chi utilizza gli AAS possono essere divisi in 3 macro categorie a seconda delle ragioni sull’uso:

  • Gli atleti, quelli che usano queste sostanze principalmente per migliorare i propri risultati nelle competizioni sportive;
  • Gli esteti, soprattutto giovani uomini, che spendono il loro denaro e il loro tempo nelle palestre, in costosi integratori alimentari nutrizionali e in AAS, con lo scopo di migliorare l’aspetto fisico e/o la potenza muscolare;
  • I criminali, questi rappresentano una piccola ma crescente minoranza che utilizza gli AAS non solo per migliorare la potenza e la massa muscolare, ma soprattutto per incrementare l’aggressività, che è uno dei più comuni effetti collaterali dell’uso di AAS.

Le interviste al gruppo degli "esteti" hanno rivelato tratti comuni tra loro. Sin dall’inizio, essi sono stati sempre attivi nello sport, per esempio nel calcio o nell’hockey, ma l’hanno poi abbandonato tra i 15 e i 18 anni per il body-building. Le motivazioni che li spingono all’uso di AAS sono di raggiungere un corpo muscoloso e potente. In questi ragazzi, l’allenamento e l’abuso di AAS creano una sorta di nuova personalità, con aumento di autostima e la sensazione di "essere qualcuno".

Quando si sospende l’uso degli anabolizzanti, oltre alla perdita della massa muscolare, anche la "nuova personalità" va in frantumi con la perdita dell’autostima. Questo è il momento in cui c’è bisogno di un urgente aiuto per prevenire depressione o pensieri che potrebbero spingere al suicidio (Ehrnborg C., Rosén T., 2009). Per questi motivi gli AAS, oltre a essere definiti PES, sono definiti anche "body image drugs", cioè, sostanze per migliorare l’immagine corporea. Kanayama e collaboratori hanno rilevato 3 modelli di dipendenza da AAS:

  • Il meccanismo dell’immagine corporea
  • Il meccanismo androgenico
  • Il meccanismo edonistico.
    • Attualmente, gli AAS sono utilizzati da milioni di uomini, molti dei quali non hanno aspirazioni atletiche, ma semplicemente vogliono apparire più muscolosi (Kanayama et al., 2012).

      Il loro utilizzo è diventato un problema riguardante la salute pubblica sia perché è uscito dai confini del mondo dello sport sia perché è spesso associato all’uso di altre sostanze dopanti. Infatti, l’uso di AAS è combinato con il tabacco, il narghilè, l’alcol e, in minor misura, gli oppioidi.2

      La letteratura scientifica ma anche i rapporti delle Forze dell’Ordine, i procedimenti giudiziari e i report dei laboratori accreditati dalla (WADA) hanno evidenziato un’associazione tra sostanze usate a scopo di doping e sostanze d’abuso (es. steroidi anabolizzanti e cocaina e stimolanti amfetamino-correlati). L’atleta potrebbe utilizzare le droghe in ambienti ricreativi, ma l’uso di droga in associazione al doping può dipendere da due motivi principali: potenziare gli effetti positivi del doping (es. aumentare la capacità aerobica dovuta all’assunzione di eritropoietina) o contrastare gli effetti negativi del doping (es. sintomi depressivi dovuti al consumo cronico di steroidi).

      Pertanto, l’assunzione di sostanze dopanti può procurare notevoli ripercussioni a livello psicologico, comportamentale, relazionale e motivazionale non solo durante le gare, ma anche dopo il momento agonistico. È inoltre provato che le sostanze dopanti alterano la personalità di un atleta e, a seconda del tipo di sostanza, generano degli effetti particolari e caratteristici.

      L’uso degli steroidi ad esempio può far aumentare la fiducia in sé, le motivazioni di gara o il miglioramento della memoria e della concentrazione, ma soprattutto incrementa l’aggressività e l’irritabilità, crea sbalzi d’umore, insonnia, attacchi di panico, scatti d’ira incontrollata, depressione, pensieri paranoici, comportamenti psicotici e vari disturbi della personalità. L’uso di anfetamine e cocaina esalta lo stato di vigilanza, accresce l’attenzione e riduce il bisogno di sonno; ben presto però aumentano l’aggressività e la competizione che possono sfociare in stati di agitazione psicomotoria e irritabilità.

      Nel caso di utilizzazione di dosi elevate, si possono presentare psicosi, allucinazioni e notevoli effetti di dipendenza psicologica. Esistono prove sufficienti per affermare che tra droga e doping ci sono evidenti parallelismi e sovrapposizioni riconducibili non soltanto all’uso delle medesime sostanze ma radicati negli stessi processi biologici, psicologici e sociali (R. Pacifici, S. Pichini, Istituto Superiore di Sanità). I disturbi del comportamento così come i disturbi dell’immagine corporea sono stati fortemente associati con il rischio successivo di uso illecito di AAS nei maschi praticanti sollevamento pesi.3

      Da una parte degli atleti amatoriali il doping viene utilizzato prevalentemente per migliorare l’aspetto fisico e aumentare la propria autostima. C’è un’ampia letteratura scientifica che analizza i dati sull’uso di anabolizzanti o farmaci che migliorano l’aspetto fisico e identifica 3 tipi di disturbi associati all’uso di questi farmaci:

      • Abuso di farmaci o uso simultaneo di varie sostanze farmacologicamente distinte per modificare l’aspetto esteriore o migliorare la prestazione personale;
      • Disturbo significativo dell’immagine corporea;
      • Comportamento rigido e compulsivo riguardo a dieta ed esercizio fisico.

      Il disturbo dell’immagine corporea è probabilmente il più studiato e documentato disturbo psichiatrico associato con l’uso di anabolizzanti nei body-builders.4

      Pochi sono gli studi che riguardano altri aspetti della personalità degli sportivi amatoriali che fanno uso di doping, pochissimi sono quelli che si occupano degli aspetti della personalità che possono predisporre all’uso di doping. L’obiettivo di questo studio è stato quello di valutare, in una popolazione di sportivi amatoriali, una possibile correlazione tra l’attitudine all’uso di sostanze dopanti e aspetti psicologici/psicopatologici della personalità.

      Sono stati reclutati 108 sportivi amatoriali di età compresa tra i diciassette e i cinquantasette anni (31,28 ± 8,65) che si allenano regolarmente in centri fitness o strutture sportive dove praticano sport di squadra o individuali nella provincia di Teramo. Di questi, ottanta sono uomini (74,1%) e ventotto donne (25,9%).

      È stato chiesto loro di compilare un questionario (allegato) che verte su:

      • Profilo socio-demografico
      • Dilemma di Goldman
      • Relationship Questionnaire (RQ)
      • Scala di autovalutazione (SCL-90)

      La prima parte riguarda le caratteristiche socio-demografiche del soggetto, le quali descrivono la popolazione secondo criteri sociali ed economici quali l’età, il sesso, la formazione, la professione, lo stato relazionale ecc.

      Il secondo quesito è ispirato al noto "Dilemma di Goldman (GD)"5, uno tra i risultati più citati nella letteratura sull’antidoping. Tale dilemma, composto di cinque domande, rivisitate dal Dott. James Connor6, presenta agli atleti un patto faustiano, chiedendo se essi sarebbero disposti a cedere la loro longevità per il successo olimpico facendo uso di sostanze, illegali o legali, che garantirebbero una medaglia d’oro e allo stesso tempo la morte entro cinque anni, tranne che nell’ultimo interrogativo, in cui l’assunzione di una determinata sostanza non ha conseguenze di decesso.

      Il format delle risposte ha seguito il sistema "SI" o "NO" dello studio originale di Goldman. Nelle prime quattro domande (illegale/legale-medagliamorte) sono controbilanciate le formulazioni, in modo tale da verificare se hanno o no gli stessi effetti (tali esiti dell’ordine delle domande sono stati tenuti sotto controllo sottoponendo dodici versioni del questionario). Una domanda che controbilanciasse la quinta (illegale-no morte-medaglia) sarebbe stata ridondante.

      In seguito è stato somministrato il "Relationship Questionnaire" (RQ) di Bartholomew e Horowitz, test psicometrico validato di autosomministrazione. Il soggetto è invitato a segnare, su una scala tipo Likert a sette passi (da 1 = per niente simile a me a 7 = del tutto simile a me), il grado in cui ciascuno dei quattro prototipi dell’attaccamento (Sicuro, Preoccupato, Timoroso e Distaccato/Svalutante) rispecchia l’orientamento generale verso le proprie relazioni intime.

      Il quarto e ultimo test (SCL-90) è una scala di autovalutazione composta di 90 item cui è attribuito un punteggio che va da 0 (Per niente) a 4 (Moltissimo) per ciascuno di essi. Anche questo è un test psicometrico validato che valuta un ampio spettro di problemi psicologici e di sintomi psicopatologici, misurando tanto quelli internalizzanti (depressione, somatizzazione, ansia) che quelli esternalizzanti (aggressività, ostilità, impulsività) nell’ultima settimana.

      Le variabili continue sono state riportate come medie con deviazione standard (SD). Le variabili dicotomiche sono state rappresentate come valori assoluti e percentuali sulla frequenza. Le differenze tra le variabili dicotomiche sono state calcolate con il test del Chi-quadro. Sono stati utilizzati i modelli di regressione logistica binaria per valutare il possibile valore predittivo delle variabili psicologiche sulla risposta affermativa alla quinta domanda del dilemma di Goldman.

      Il campione della popolazione oggetto del presente studio è composta da sportivi che frequentano palestre e piscine delle province di L’Aquila e Teramo per svolgere attività fisica non agonistica e ha un’età compresa tra i diciassette e i cinquantasette anni. Da come si può osservare nella tabella che riporta i dati demografici (tabella 2), questo campione è rappresentato nella maggior parte da uomini (80 unità – 74,1%), mentre una minoranza è rappresentata dalle donne (28 unità – 25,9%). Il loro Body Mass Index (BMI) o Indice di Massa Corporea (IMC), che è un parametro molto utilizzato per ottenere una valutazione generale del peso corporeo, risulta essere 23.32±2.98 per l’intera popolazione.

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      Dividendo il campione in base al sesso si può notare che i due gruppi sono omogenei per età. Il BMI è leggermente più alto negli uomini, ma questo può dipendere dalla diversa composizione corporea tra uomini e donne.

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      Nella tabella 3, sono riportate le risposte sulle abitudini voluttuarie e sull’uso di doping nel campione analizzato nella sua totalità e diviso per sessi. Non è possibile fare un confronto significativo tra i due gruppi per il numero troppo basso di donne incluse nello studio, però il dato interessante che emerge in entrambi i gruppi è quello riguardo alla domanda n°11 del questionario sociodemografico: "Conosci personalmente qualche sportivo che fa uso o ha fatto uso di sostanze vietate nello sport (doping)?", dove il 36% del campione risponde si. Nella tabella 4 sono riportate le risposte al dilemma di Goldman dell’intero campione analizzato. Si può osservare che nelle prime due domande, il 2% degli interpellati risponde affermativamente accettando il patto. Nella terza e quarta domanda la percentuale non cambia rispetto alle prime due, anche in questo caso il 2% accetta il quesito.

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      Nella quinta e ultima domanda, dove è chiesto loro, se si è disposti ad assumere una sostanza illegale che non porta alla morte, e che garantirebbe loro di vincere una medaglia olimpica, la percentuale aumenta notevolmente, il 12,8% accetta il dilemma.

      Abbiamo diviso il campione in base al sesso e analizzato le risposte al dilemma di Goldman e abbiamo osservato una maggiore propensione a rispondere positivamente ai quesiti nel sesso maschile. Infatti, come si può osservare in tabella 5, nei primi quattro quesiti l’accettazione del dilemma è pari al 2,5% degli intervistati, mentre nell’ultima domanda accetta il patto, una percentuale molto alta, il 15%.

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      Mentre nel campione femminile le percentuali di chi risponde positivamente, accettando il Dilemma, sono minori, ma il numero delle donne reclutate è numericamente troppo basso perché sia indicativo (tabella 6).

      Detto ciò, siamo a conoscenza, grazie anche ad alcuni studi, tra i quali quello realizzato dall’Istituto Nazionale Svedese della sanità pubblica (Semantx AB, Doping in Sweden, 2011) che l'uso di AAS è molto raro tra le donne, anche fra quelle che frequentano le palestre ed i centri sportivi; così la restrizione ai maschi appare più ragionevole, ma, questo non vuol dire che non sarebbe importante osservare e studiare il fenomeno del doping sulla popolazione femminile, poiché, a oggi, sono pochissimi gli studi approfonditi in merito.

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      In seguito abbiamo eseguito un’analisi di regressione logistica dei risultati del Relationship Questionnaire e della scala di autovalutazione SCL-90, assumendo come variabile dipendente i soggetti che avevano risposto positivamente alla quinta domanda del dilemma di Goldman. Il test sul Relationship Questionnaire non è stato indicativo per quel che concerne l’associazione con il Goldman Dilemma.

      I risultati dell’analisi del test SCL90 sono riportati nella tabella 7, dove si evince che alcuni tratti della personalità come la somatizzazione, l’ostilità e lo psicoticismo sono associati in maniera positiva con la risposta affermativa nel dilemma. Mentre i soggetti con caratteristiche di ansia fobica sono associati positivamente alla risposta negativa al quesito.

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