Le fasi sensibili della motricità e i metodi di insegnamento
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Le fasi sensibili della motricità e i metodi di insegnamento

Esistono periodi favorevoli di allenabilità per un individuo, ragion per cui è fondamentale conoscerli per migliorare e perfezionare le proprie capacità. Tutto attraverso specifici metodi di insegnamento.

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Le fasi sensibili della motricità e i metodi di insegnamento

Fasi sensibili della motricità

Le fasi sensibili sono periodi evolutivi, limitati nel tempo, in cui esiste un’allenabilità molto favorevole verso una specifica qualità motoria. Lo specifico stimolo esterno somministrato ottiene quindi la massima risposta nell’individuo. Per fase sensibile si intende quindi un particolare momento della crescita in cui il soggetto è particolarmente predisposto ad un miglioramento e perfezionamento delle proprie capacità motorie che risultano massime se opportunamente sviluppate ed allenate.

In relazione alle differenti fasce di età sono note differenti fasi sensibili. Nonostante tali generalizzazioni resta tuttavia necessaria una certa attenzione nell’approccio degli stimoli di sviluppo-allenamento, perché esistono differenze inter-individuali tra soggetti appartenenti alla stessa fascia di età, quali ad esempio il genere e le predisposizioni biologiche, note come “età biologica”, non necessariamente coincidenti con l’età cronologica (ritmi di crescita e maturazione). Per tali motivi è bene non considerare fasi sensibili troppo rigide e ristrette1.

Lo sviluppo motorio nel bambino

Alla base dello sviluppo motorio vi sono le capacità senso – percettive e gli schemi motori di base, in quanto requisiti fondamentali per poter ampliare il repertorio motorio. Le capacità senso – percettive sono quelle che permettono all’individuo di stabilire una prima relazione tra corpo e ambiente circostante.
Attraverso la stimolazione di queste capacità l’individuo sollecita i propri canali di ricezione (visivo, uditivo, cinestesico) che andranno a “modellare” la strutturazione dello schema corporeo dell’individuo. Lo schema corporeo è una struttura dinamica dipendente dalla maturazione del sistema nervoso, dalle esperienze vissute, dal livello di percezione senso – motoria e dai processi resi possibili dall’esperienza e dall’apprendimento motorio e posturale.

Gli schemi motori di base sono invece le prime unità di movimento che il bambino apprende e tramite le quali può appropriarsi di tutto il bagaglio motorio di cui ha bisogno per la vita di relazione. I principali schemi motori di base sono: camminare, correre, saltare, strisciare, rotolare, lanciare, afferrare ed arrampicarsi. Quanto maggiori e variati saranno gli stimoli, tanto più differenziato sarà l’apprendimento motorio. L’apprendimento degli schemi motori è il presupposto per il successivo sviluppo delle capacità coordinative (Weineck, 2009).

Ad un livello più alto troviamo le capacità motorie, ossia requisiti fondamentali per apprendere ed eseguire azioni motorie. Sono proprie dell’individuo (geneticamente definite o biologicamente definite) e possono modificarsi con l’allenamento.

Le capacità motorie si dividono in:

  • Capacità condizionali: dipendono da fattori energetici e strutturali;
  • Capacità coordinative: dipendono dall’organizzazione del sistema nervoso.

Esse consentono di progettare, organizzare, controllare e regolare il movimento. Andremo ad analizzare più nel dettaglio le capacità coordinative, in quanto molto “allenabili” durante la fase di sviluppo del bambino.
Esse si suddividono in capacità coordinative generali e speciali.

Le CAPACITÀ COORDINATIVE GENERALI prevedono:

  • Apprendimento Motorio, cioè l’assimilazione e stabilizzazione dei movimenti;
  • Controllo Motorio, ossia controllo dei movimenti nello spazio/tempo;
  • Adattamento Motorio, riferito alla capacità di adattare il movimento rispetto a variazioni ambientali improvvise.

Le CAPACITÀ COORDINATIVE SPECIALI sono composte da:

  • Differenziazione Cinestesica, percezione esatta di forza/tempo/spazio del movimento (ex. lanci, spinte …);
  • Orientamento Spazio – Temporale, modificare posizione o movimento del corpo in relazione all’ambiente o ad un oggetto;
  • Trasformazione, capacità di trasformare un movimento in seguito a cambiamenti improvvisi;
  • Equilibrio, capacità di mantenere, controllare e ripristinare il nostro corpo in una specifica posizione come ad esempio quella eretta (si divide in statico, dinamico, in volo, demandato);
  • Combinazione, combina abilità e/o segmenti corporei diversi;
  • Ritmo, capacità di organizzare i movimenti in maniera tale per cui l’azione risulti il più fluida possibile (rapporti di contrazione/relax muscolare);
  • Reazione, capacità di rispondere agli stimoli nel minor tempo possibile.

Capacità coordinative e fasi sensibili

Le capacità coordinative rappresentano la base di una buona capacità senso-motoria di apprendimento. Ciò vuol dire che più elevato è il loro livello, più velocemente e con minore difficoltà si apprendono movimenti nuovi o complessi. Korobkov (1970) definiva il loro allenamento: “allenamento dell’allenabilità”.
L’elevata economia, collegata ad un loro sviluppo, determinata dalla precisione del controllo del movimento, permette di eseguire gli stessi movimenti con un minor dispendio di energia.
Queste spiegazioni ci suggeriscono di iniziare a lavorare sulle capacità coordinative già in età prescolare, che è di per sé una fase sensibile perché concomitante allo sviluppo del controllo neuromuscolare relativo ai primi anni di vita. La fase sensibile vera e propria sembra situarsi tra i 6-10 anni per le femmine e 7-12 anni per i maschi.

Parallelamente si realizza un incremento nella funzionalità dell’analizzatore acustico e ottico che, insieme al miglioramento dell’elaborazione delle informazioni, facilita l’apprendimento di nuove abilità motorie. Le capacità degli analizzatori cooperano nel determinare la qualità delle capacità coordinative. L’addestramento tempestivo delle capacità coordinative in questa fascia d’età, dunque, è decisivo per quanto riguarda il livello di sviluppo che potrà essere raggiunto in futuro.

Le cause che rendono sensibile questa fascia d’età sono dovute a grande bisogno di movimento e presenza di un elevato patrimonio di gesti motori, ad una progressiva maturazione delle capacità intellettive e volitive (che comporta un’elevata capacità di prestazione di carattere coordinativo grazie alla funzionalità del sistema nervoso) ed infine alla presenza di presupposti fisici favorevoli all’apprendimento motorio (i bambini in questa fascia d’età sono in genere proporzionati, leggeri e sciolti, presentano un indice altezza/peso equilibrato).

A livello psico-fisico i bambini di 9-10 anni presentano una buona fluidità e un buon controllo dei movimenti. Essi hanno ancora difficoltà nella tenuta dei movimenti ritmici, tendendo spesso a strafare con eccessivo spreco di energie. Buona la capacità di equilibrio e la padronanza e combinazione degli schemi motori di base. La capacità di apprendimento, quasi istantanea a questa età, di nuove abilità motorie non va di pari passo con una capacità adeguatamente sviluppata di fissare i movimenti già appresi. Ciò che di nuovo è stato appreso deve essere ripetuto un numero sufficiente di volte, se si vuole che sia integrato stabilmente nel repertorio motorio del bambino.

A quest’età migliora la socializzazione e quindi buona disponibilità al gioco di squadra.

Migliorano anche le capacità attentive e di concentrazione, passando dal pensiero concreto a quello astratto.

Metodi di insegnamento nella prima età scolare (6-10 anni) applicabili alla pratica sportiva

Affinché la programmazione dell’attività motoria sia significativa ai fini di un corretto apprendimento ed ampio sviluppo, dal punto di vista metodologico è previsto l’uso di metodi di insegnamento specifici attraverso i quali l’insegnante organizza e conduce le situazioni di insegnamento-apprendimento di specifiche azioni motorie, con lo scopo di apportare modifiche nelle condotte e nei comportamenti dei prpri allievi.

Distinguiamo due metodologie maggiormente utilizzate2-3:

  • Metodi deduttivi (direttivo), utilizzano la spiegazione e dimostrazione da parte dell’insegnante; Il protagonista del processo di insegnamento/apprendimento è l'insegnante allenatore
  • Metodi induttivi (non direttivo), che favoriscono la ricerca di soluzioni personali, sono cioè centrati sul bambino e orientati verso scelte del tipo tentativo/scoperta.

Per metodologia si intende perciò l’insieme di operazioni che permettono di organizzare il lavoro dell’insegnante che è chiamato a scegliere un metodo piuttosto che un altro a seconda degli obiettivi. Queste due tipologie dovrebbero essere, la conseguenza di una scelta funzionale al lavoro dell’insegnante durante la singola seduta di attività motoria e adattabile alle peculiarità dell’allievo.

All’interno dei metodi deduttivi troviamo il metodo prescrittivo, ossia una metodologia che consiste nel determinare a priori tutta l’attività: dagli obiettivi ai metodi, contenuti, mezzi ecc. Questa tipologia di insegnamento comporta quattro fasi: Descrittiva, Dimostrativa, Esecutiva, Correzione degli errori. Essa non è la tipologia preferibile e maggiormente utilizzabile nella prima età scolare in quanto limita la creatività e la spontaneità dell’allievo.

Metodi per l’addestramento delle capacità coordinative

Poiché la rappresentazione mentale del movimento è il presupposto fondamentale per l’apprendimento di nuove abilità motorie, i metodi per la sua creazione si trovano all’inizio dell’insegnamento di ogni movimento. Secondo l’età, la capacità di sforzo intellettuale e il livello delle capacità coordinative già acquisite, spiega Weineck, si sono rivelati efficaci soprattutto due metodi di insegnamento: il metodo che utilizza prettamente il canale visivo e si basa quindi sull’osservazione e imitazione dell’azione motoria osservata e il metodo dell’informazione verbale, che si basa sulla descrizione delle singole sequenze motorie che, unite assieme, permettono l’esecuzione dell’azione motoria.

Il primo è un metodo adatto per i principianti, in quanto l’immagine di come si svolge il movimento è rappresentata da un modello prevalentemente visivo.

Nel secondo metodo l’informazione verbale può precedere, essere parallela o successiva a quella ottica. In ogni caso serve a precisare e rendere più chiaro il compito motorio.

Allenamento per osservazione e apprendimento motorio

L’allenamento per osservazione (osservativo) è un metodo di insegnamento che comprende la ripetizione programmata e mirata dell’osservazione/imitazione dell’esercitazione di un dimostratore/atleta. L’importanza dell’allenamento osservativo consiste soprattutto nel sostegno al programma di apprendimento motorio. Nello stadio iniziale porta alla formazione della rappresentazione del movimento. Se si tiene conto che l’informazione visiva (osservazione dell’azione) svolge un ruolo prevalente nelle prime fasi dell’apprendimento, l’allenamento osservativo potrebbe risultare maggiormente efficace nelle prime fasi dell’apprendimento motorio. Esso può essere applicato con successo soprattutto in bambini della prima età scolare, in quanto si trovano nel periodo migliore per apprendere nuove forme di movimento, attraverso il collegamento tra dimostrazione ed imitazione. I metodi che si utilizzano nell’allenamento osservativo sono la dimostrazione (da parte dell’insegnante o di altri allievi) o la visione di film, sequenze di foto o di disegni.

Tuttavia, rimane da chiarire un aspetto importante: risulta più efficace far vedere da subito l’azione per intero senza frammentarla in sottomovimenti (metodo osservativo/imitativo)? Considerando il funzionamento dei neuroni specchio, mostrare l'azione per intero dovrebbe aiutare a capire il senso dell'azione, la sua corretta esecuzione e prevederne il risultato finale.