Lo sport: indicazioni generali
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Lo sport: indicazioni generali

“Lo sport va a cercare la paura per dominarla, la fatica per trionfarne, la difficoltà per vincerla” Pierre de Coubertin

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Lo sport: indicazioni generali

Sport, una parola che racchiude in sé tanti concetti.

Il significato della parola stessa data dal dizionario italiano è la seguente: insieme delle attività, individuali o collettive, che impegnano e sviluppano determinate capacità psicomotorie, svolte anche a fini ricreativi o salutari; ogni attività fisica praticata secondo precise regole, spesso in competizione con altri.

Sembra molto semplice leggendo la definizione eppure l’attività fisica può essere vista sotto infiniti punti di vista e uno dei più importanti è quello medico. Ebbene si, lo sport può essere percepito come una vera e propria medicina per il nostro organismo, il farmaco naturale che tutti possono avere.

Da sempre ci sentiamo ribadire che il movimento è la ricetta per la salute, un principio riconosciuto da tutti a parole e contraddetto nei fatti dalla statistica che ci dipinge come un popolo orientato ad “ammalarsi” sempre più di sedentarietà.

La storia dello sport

La storia dell’attività fisica inizia contemporaneamente con la nascita del genere umano, infatti sin dalla comparsa delle prime civiltà, le attività sportive hanno sempre avuto un ruolo primario.

In età preistorica l’attività fisica era rigorosamente collegata alla sopravvivenza, gli uomini infatti dovevano essere scattanti, efficienti, pronti ad affrontare tutti i pericoli a cui potevano incombere.

Durante il IV millennio a.C., in Mesopotamia, si sviluppò una serie di civiltà dove l’attività fisica era legata ad espressione di forza e destrezza: discipline come il nuoto, l’equitazione, la lotta ed altri, ma la pratica di questi esercizi era appannaggio solo della classe nobile.

Nell’VIII secolo a.C. cominciò a fiorire la civiltà greca che, rispetto a tutte le altre, diede grande importanza allo sport. Nella civiltà ellenica l’armonia, la forza e la bellezza del corpo erano qualità molto apprezzate e conferivano prestigio, intelligenza e generosità d’animo. Proprio per questo motivo tutti gli eroi greci vengono narrati come “belli e buoni”. La grande considerazione che i greci davano allo sport trovava la massima espressione nei Giochi Panellenici, i quali avevano assunto un particolare valore sociale e civile. Gli atleti si sottoponevano a duri allenamenti e rigide diete rispettando precise regole, esaltando il senso di lealtà e lo spirito agonistico. Con il passare del tempo però, questi ideali purtroppo entrarono in crisi e cominciarono ad affermarsi atleti professionisti che si allenavano a pieno dietro pagamento di ingaggi salatissimi.

Un’altra civiltà che vedeva nell’attività fisica una base solida era quella spartana. Nella storia Sparta è ricordata come una delle più grandi forze militari: i bambini, fin dalla più tenera età, venivano educati secondo rigide regole militari e dovevano sopportare la fatica, tollerare il dolore, superare ostacoli senza dimostrare di essere provati. La differenza essenziale con tutte le altre culture dell’epoca era che anche le donne praticavano attività fisica, difatti esse venivano paragonate alle mitiche Amazzoni.

A Roma lo sport inizialmente rimase una componente fondamentale nella formazione morale e fisica dei soldati, gli allenamenti effettuati dai giovani romani al Campo Marzio comprendevano l’equitazione, il tiro con l’arco, la lotta, il lancio del giavellotto, la corsa con le armi e finti combattimenti, tutti esercizi con lo scopo di formare un futuro guerriero. Nel I secolo d.C. però, quando le nuove condizioni politiche e sociali favorirono una vita fondata sull’ozio e sul divertimento, l’educazione fisica fu riconsiderata, non più come allenamento di preparazione e di esercizio alla guerra, ma come piacevole passatempo per rendere esteticamente più bello e forte il corpo. I romani infatti si apprestavano a fare esercizi ginnici non solo per mantenere la forma, ma anche come piacevole passatempo.

Durante il periodo medioevale invece, con la nascita dello spirito cavalleresco e per dar modo ai cavalieri di tenersi allenati tra una guerra e l’altra, in ambito sportivo ebbero inizio sfide attraverso giochi, tornei e combattimenti. A partire dal 1400 in Italia e in Europa si affermò l’Umanesimo e il Rinascimento.

Gli umanisti recuperavano il concetto greco di educazione fisica, intesa come strumento essenziale per la piena crescita corporea e spirituale dei giovani. Lo sviluppo della concezione della parola sport portò nel XIX secolo in Europa l’accrescimento di vere e proprie dottrine basate su criteri pedagogici che misero l’insegnamento della ginnastica in sistematica relazione con l’educazione intellettuale. In Francia ad esempio nacque la ginnastica moderna francese; in Inghilterra nel 1751 nacque la prima associazione sportiva che regolava le varie corse ippiche determinata da regole universali che introducevano il concetto di fair-play (gioco corretto).

Anche in Italia durante la prima metà del ‘900 nacquero una serie di organizzazioni sportive come i FASCI (Federazione delle attività sportive cattoliche italiane), l’ASCI (associazione scout cattolici d’Italia) e nel 1927 nacque l’ente nazionale per l’educazione fisica, il quale venne assorbito poi dall’ONB (opera nazionale balilla) che dipendeva da Mussolini.

In Italia il 7 Febbraio 1958 si giunse alla legge del ministro Aldo Moro che dettava l’obbligo di praticare l’educazione fisica nelle scuole, la partecipazione degli insegnanti di educazione fisica al collegio dei docenti e la fornitura di palestre degli enti locali.

Lo sport ai giorni nostri

Da quanto letto finora si capisce che inizialmente lo sport era strettamente legato all’arte militare, alla preparazione fisica per combattere in battaglia, alla sopravvivenza, poi pian piano ha cominciato anche ad acquisire nuovi volti come quello della bellezza del corpo umano, della perfezione muscolare, come cura non solo fisica ma anche spirituale e mentale.

Oggi sono molte le persone che praticano attività fisica, chi per lavoro come atleti professionisti e chi per hobby, ma purtroppo sono ancor di più i soggetti che non la praticano, che vivono una vita sedentaria, povera di movimento, come dimostrato dai preoccupanti dati dell'ISTAT che segnalano un aumento della popolazione sedentaria mondiale dal 37,5% del 1995 al 41% del 2006 e in costante crescita.

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Fig. 1: Percentuale della popolazione che pratica attività fisica in Italia. (Fonte: Istat, 2011)

Ma cosa ha portato il genere umano ad allontanarsi dall’attività fisica e ad avvicinarsi sempre di più alla poltrona? Tanti sono i fattori che purtroppo influiscono sulla vita dei soggetti di oggi, a partire dalla tecnologia. Non meno di cinquanta anni fa i bambini e gli adolescenti praticavano molta attività fisica senza neppure rendersene conto. Infatti, giocando in qualsiasi modo, o con il pallone o correndo oppure saltando con la corda, i ragazzi mantenevano il corpo in continuo movimento. Oggi la tecnologia ci ha spinto sempre più avanti, ha migliorato, facilitato e reso più comode le nostre vite, ma allo stesso tempo sta contribuendo a distruggerle.

Basti pensare alla maggior parte dei bambini di oggi che preferiscono giocare con un oggetto tecnologico di ultima generazione piuttosto che correre, ridere e divertirsi con un loro coetaneo. La società sta cambiando e con essa anche noi come esseri umani. Un altro fattore importante che influenza lo stile di vita sano è il lavoro, le eccessive ore lavorative davanti ad una scrivania, di fronte ad un computer, portano via tempo e voglia di praticare attività fisica e sovraccaricano il soggetto di stress e ansia. Da non sottovalutare assolutamente anche l’urbanizzazione, che forse è uno dei principali responsabili dell’aumento della sedentarietà: con la grande diffusione dei mezzi di trasporto, ai giorni nostri è raro fare una passeggiata a piedi per arrivare in un determinato luogo.

Dunque la tecnologia ed il benessere hanno portato da un lato aspetti positivi come l’aumento della speranza di vita, la comodità e una maggiore efficienza per svolgere un compito, ma dall’altro hanno creato uno stile di vita che gradualmente va a ridurre fino a far sparire i momenti di attività fisica, apportando poi danni collaterali espressi in una sindrome che è un vero e proprio mix di ipertensione arteriosa, sovrappeso, obesità, diabete, disturbi cardiovascolari e tanto altro.

Diventando più attivi, si riduce il rischio di morte precoce per malattie cardiache, di contrarre alcune forme di cancro o sviluppare il diabete, si riesce a tenere sotto controllo il peso con maggior efficacia, si aumenta la resistenza al lavoro fisico, si migliora la salute dei muscoli e delle ossa, senza considerare anche che vi sono buone probabilità di migliorare il benessere psicofisico e la qualità della vita.

In base alle prove scientifiche che si stanno raccogliendo negli ultimi anni riusciamo a capire che l’attività fisica regolare non solo è in grado di aggiungere anni alla nostra vita, ma aggiunge anche vita ai nostri anni.

L’attività fisica può essere vista come una vera e propria medicina, un farmaco naturale in grado non solo di prevenire gravi e lievi patologie ma anche di migliorarle qualora fossero già presenti.

L’esercizio non è utile solo a chi vuole dimagrire, né solo a chi vuole evitare di ingrassare. Un movimento regolare permette di proteggere e mantenere la propria salute.

Principali cause di mortalità

Le cause di mortalità nel mondo di oggi sono molte e nel 2012 l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha stilato una vera e propria classifica con le dieci principali cause che possono portare al decesso: al primo posto troviamo le malattie ischemiche cardiache che contano ben 7,4 milioni di morti, il 13,2% di tutti i decessi a livello globale; seguite subito dall’ictus, causa di 6,7 milioni di morti, 11,9%; al terzo posto figurano la broncopneumopatia cronica ostruttiva e le infezioni delle vie aeree inferiori, responsabili ciascuna di 3,1 milioni di decessi; al quarto ci sono i tumori polmonari (insieme con quelli della trachea e dei bronchi), che hanno fatto registrare 1,6 milioni di decessi; al quinto posto l'Hiv/Aids, con 1,5 milioni, pari merito con diarrea e diabete. Gli incidenti stradali, che nel corso del solo 2012 hanno fatto registrare 1,3 milioni di morti a livello mondiale, figurano al sesto posto. A chiudere la "top 10" sono le patologie ipertensive, responsabili di 1,1 milioni di decessi.Il 48,6% rappresenta invece le morti "per altre cause".

Dal confronto con i dati raccolti nel 2000 dall’Istat, emerge che le malattie ischemiche cardiache, l'ictus, le infezioni delle basse vie respiratorie e la broncopneumopatia cronica ostruttiva sono state le cause di morte più devastanti nel corso di tutto l'ultimo decennio.

Il numero di morti a causa dell'infezione da Hiv è diminuito leggermente, passando da 1,7 milioni (3,2%) di decessi nel 2000 a 1,5 milioni (2,7%) nel 2012.

La diarrea fortunatamente non figura più tra le cinque principali cause di morte, ma rimane comunque tra le prime 10 (nel corso del 2012 ha provocato il decesso di 1,5 milioni di persone).

Rispetto al 2000, inoltre, emerge che le malattie croniche che comprendono un'ampia gamma di patologie tra cui cardiopatie, ictus, cancro, diabete e le malattie respiratorie croniche, sono responsabili dell'aumento del numero di decessi in tutto il mondo: i tumori polmonari (insieme con quelli della trachea e dei bronchi) hanno infatti causato 1,6 milioni (2,9%) di decessi nel 2012 rispetto ai 1,2 milioni (2,2%) del 2000, così come il diabete è stato la causa di 1,5 milioni (2,7%) di decessi nel 2012 rispetto al milione (2%) di decessi registrati nel 2000.

Anche in Italia le cause di morte più frequenti sono le malattie ischemiche del cuore (75.098 casi), le malattie cerebrovascolari (61.255) e altre malattie del cuore (48.384).

I tumori maligni figurano subito al secondo posto e sono soprattutto quelli che colpiscono trachea, bronchi e polmoni. Tra quelli specifici, quello della prostata rappresenta la decima causa di morte tra gli uomini (7.282 decessi), mentre quelli del seno sono la settima causa tra le donne (12.004 decessi).

Purtroppo anche demenze ed Alzheimer risultano in crescita, infatti costituiscono la sesta causa di morte con 26.559 decessi (4,3% sul totale annuo).

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Fig. 2: Principali cause di mortalità in Italia. (Fonte: Istat, 2007)
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