Richiesta mentale di un pilota
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Richiesta mentale di un pilota

A livello mentale questo sport, ovvero l’automobilismo, richiede concentrazione, reattività, controllo, capacità decisionale e sicurezza; il cervello del pilota riesce a “economizzare” in termini di dispendio di energie nervose, perché costantemente sottoposto a condizioni eccezionali che lo modificano e lo rendono più elastico ed efficace.

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Richiesta mentale di un pilota

Che la mente possa influire significativamente su ogni attività umana e, quindi, anche su quella sportiva è stato certamente chiaro fin dai primi Giochi Olimpici ateniesi; molti sono i manoscritti giunti fino a noi che narrano come, fin da allora, il destino di una competizione sportiva non dipendeva esclusivamente dalla prestanza fisico-atletica, ma anche dall'astuzia, dalla strategia, dal coraggio, dallo stato d'animo, caratteristiche, quest'ultime, strettamente legate all'attività mentale dell'atleta.

Nonostante ciò non si è mai data la giusta importanza all’aspetto mentale della prestazione, ma oggi finalmente ci si è resi conto che la psicologia sportiva è fondamentale e lo è da sempre. Approcciarsi psicologicamente all’attività sportiva ci permette di riconoscere i numerosi fattori che la influenzano e studiare attentamente le varie richieste che si presentano; stimolare l'attenzione e l'osservazione, avere la giusta motivazione e gestire lo stress diventano pertanto obiettivi intimamente connessi all'apprendimento e al consolidamento della prestazione sportiva.

La Psicologia dello Sport è la disciplina che studia gli aspetti psicologici, sociali, pedagogici e psico-fisiologici dello sport e trae linfa e contenuto da molteplici discipline, dalla medicina alle scienze motorie. Inizialmente essa cercò di stabilire relazioni significative fra personalità e sport, utilizzando soprattutto strumenti diagnostici provenienti dalla psicologia clinica; successivamente si è specializzata nella preparazione mentale e sulle abilità che possono essere incrementate nello sportivo, vale a dire attenzione, concentrazione, motivazione, controllo dello stress e dell'ansia e molto altro.

Tuttora si cerca di comprendere i processi psicologici che guidano la prestazione motoria, i modi per stimolare l'apprendimento e come poter incrementare l’efficacia della mente sul corpo e migliorare le prestazioni. Infatti nello sport agonistico l'ottimizzazione della preparazione tecnica e fisica ha raggiunto livelli tali da far sì che, sempre più frequentemente, l'elemento mentale rappresenti quella marcia in più, che permette ad un atleta di avere la meglio sull'avversario. La fiducia in sé e l'approccio positivo alla competizione rappresentano sicuramente due aspetti che contribuiscono in modo determinante alla buona riuscita della prestazione. Studi dimostrano che c’è una forte relazione tra allenamento fisico, preparazione mentale e migliori risultati ottenuti durante la competizione.

Secondo lo studio realizzato da Krikler, l’intelligenza dei piloti automobilistici sarebbe superiore alla media della popolazione; inoltre i piloti mostrano migliori tempi di reazione a livello di mani e piedi, controllo e concentrazione eccellenti, giudicano in maniera accurata la loro prestazione e cercano di migliorarla in condizioni di stress. Sempre secondo Krikler, la personalità è di considerevole importanza se si vuole diventare un pilota di successo; dedizione, ricerca della perfezione, autostima, tolleranza e competitività sono aspetti fondamentali. Dato che i costi nell’automobilismo sono molto elevati, i piloti sentono molta pressione sulle spalle, vogliono sempre ottenere un buon risultato al fine di avere una certa visibilità sia per mantenersi gli attuali finanziatori sia nell’ottica di cambiare categoria e farsi notare dalle grandi scuderie. Le principali caratteristiche mentali di un pilota sono: la capacità di analisi visivo-spaziale, il controllo motorio, la presa di decisione e il mantenimento dell’attenzione; questo atleta durante la gara deve mantenere alta la concentrazione, deve essere preciso e avere un ottimo controllo perché a quelle velocità la minima imprecisione può costargli la vita.

Lo scopo dello studio condotto da Ebben e Gagnon è stato quello di esaminare la relazione tra prestazione, capacità mentali ed esperienza. Un buon livello di concentrazione ed autostima aiuta a contrastare l’ansia, a trovare la migliore strategia di guida ed ottenere dunque un risultato ottimale. Visto che l’automobilismo è uno sport dove l’intensità risulta elevata e richiede rapidità di reazione, la concentrazione è indispensabile per una pronta presa di decisione.

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TABELLA 1 e 2: CARATTERISTICHE PERSONALI LIMITANTI (1) E FACILITANTI (2) LA PRESTAZIONE.

La Differenza Cerebrale

STUDIO 1: Lo studio condotto da Bernardi e collaboratori del 2013 analizza come l’esperienza induce modifiche nell’architettura funzionale del cervello, utilizzando l’imaging della risonanza magnetica funzionale; ponendo a confronto un gruppo sperimentale di 11 piloti professionisti con un gruppo di 11 non-piloti, è stata misurata l’attività del cervello impegnato a svolgere 2 compiti relativamente difficili, richiedenti basilari abilità reattivo-motorie e visivo-spaziali. L’organizzazione funzionale del cervello è stata analizzata in termini di risposta regionale cerebrale, di interazioni inter-regionali e di variabilità del segnale BOLD (blood oxygen level dependent). Studi funzionali hanno dimostrato che guidare una macchina nella vita di tutti i giorni richiede il coinvolgimento di regioni cerebrali associate a funzioni come attenzione, controllo motorio, percezione visivo-spaziale e presa di decisione. Il tutto si fa molto più difficile quando ci troviamo su un tracciato a guidare una macchina da corsa. I piloti professionisti sono ordinariamente sottoposti ad intensi allenamenti psico-fisici ed esposti ad estreme e competitive condizioni, come accelerazioni 0-100 km/h in 1.7 s, velocità massima fino a 360 km/h, bisogno di una elevata concentrazione per estesi periodi di tempo e di un controllo senso-motorio preciso, etc., che rappresentano un enorme sforzo sia per il corpo che per la mente.

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FIGURA 1: MOTOR REACTION TASK (a) E VISUO-SPATIAL TASK (b)

Durante il Motor Reaction Task, lo stimolo visivo riproduce il semaforo della griglia di partenza su uno sfondo grigio costituito da 5 cerchi rossi orizzontali che diventano verdi con un intervallo di tempo a random tra 2 e 4 s; ai partecipanti è stato chiesto di fissare una croce bianca statica in posizione centrale e usare il primo dito della mano destra per schiacciare il bottone il più rapidamente possibile quando il semaforo si colorava di verde. Per quanto riguarda il Visuo-spatial Task, ai soggetti è stato chiesto di osservare i due cerchi, uno rosso a sinistra e l’altro blu a destra, dentro ad una tavola da biliardo bianca; due palline rosse e due palline blu si muovevano a random all’interno del biliardo e i partecipanti dovevano premere il pulsante nella mano sinistra o quello nella mano destra quando una pallina passava all’interno del cerchio del rispettivo colore (pallina rossa= cerchio rosso); inoltre era anche presente una barra verticale verde che si muoveva al centro della tavola per interferire con il movimento delle palline. I risultati riguardanti l’andamento generale della prova, come mostrato nel grafico sotto, non mostrano significative differenze tra i due gruppi in entrambi i compiti.

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GRAFICO 1: RISULTATI NEL MOTOR REACTION TASK (a) E NEL VISUO-SPATIAL TASK (b)

Durante il Motor Reaction Task, sia i piloti professionisti che i piloti non professionisti hanno reclutato una rete di regioni cerebrali bilaterali, che includono la corteccia frontale media ed inferiore, l’insula, lo striatum, il cervelletto, la corteccia del cingolo, la corteccia sensorimotoria, quella temporo-occipitale e parietale. I piloti non professionisti hanno mostrato una significativa e più forte risposta nella corteccia post-centrale destra, nell’area precentrale sinistra, nel precuneo sinistro, nei lobuli parietali inferiore e superiore di sinistra.

Anche durante il Visuo-spatial Task entrambi i gruppi hanno reclutato una rete di regioni cerebrali bilaterali, ma i non professionisti hanno mostrato una più grande e più estesa risposta nell’area motoria supplementare, nella corteccia precentrale e frontale media sinistra, nel lobulo parietale inferiorebilaterale, nella corteccia parietale superiore destra e post-centrale, nel cervelletto e nello striatum bilaterale; inoltre il gruppo controllo ha mostrato una grande e significativa riduzione del segnale BOLD nell’area temporo-polare destra.

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FIGURA 2: RISULTATI DELL’ATTIVAZIONE CEREBRALE

Sono stati poi identificati due regioni di maggior interesse formate per il Motor Reaction Task da area motoria supplementare, insula bilaterale, corteccia occipitale inferiore bilaterale e cervelletto, mentre per il Visuo-spatial Task da corteccia premotoria dorsale bilaterale, corteccia temporale media bilaterale, precuneo destro, insula sinistra, cervelletto e talamo. Nel corso di svolgimento dei due compiti i piloti professionisti hanno mostrato nell’analisi della connettività numerose e più forti connessioni tra le regioni del cervello sopra elencate.

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FIGURA 3: LA CONNETTIVITÀ INTERREGIONALE NEL GRUPPO CONTROLLO

In ultima analisi i piloti professionisti hanno mostrato una più alta e significativa variabilità temporale del segnale BOLD in distinte regioni corticali, mentre nessuna variabilità è stata notata nei piloti non professionisti; ciò potrebbe indicare un più sofisticato sistema neurale, capace di meglio adattarsi ai rapidi cambiamenti richiesti dall’ambiente circostante, con un più efficiente uso delle risorse cognitive.

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FIGURA 4: SEGNALE BOLD

Per concludere dunque l’eccezionalità della ricerca risiede nella dimostrazione che il cervello dei piloti si differenzia quantitativamente e qualitativamente, ha una maggiore ottimizzazione delle sue risorse, essendo in grado di attivare meno aeree cerebrali, quelle direttamente richieste per rispondere a quel preciso compito e quelle che si attivano risultano essere impegnate ad un livello assai inferiore e di avere tra di loro comunicazioni più forti, più rapide e più efficaci. In altre parole, a parità di performance, il cervello dei piloti è molto più “economico” in termini di dispendio di energie nervose. È possibile allenare gli atleti ad ottenere prestazioni mentali sempre più elevate con un consumo di energie nervose sempre più basso.

STUDIO 2: Guidare ad alte velocità può essere considerata una condizione para-fisiologica, dove al cervello è richiesto di elaborare informazioni motorie e di movimento in modo sempre più veloce e impegnativo.

Grazie allo studio realizzato da Bernardi, Cecchetti e collaboratori del 2014 è stato visto che l’esperienza che si nasconde dietro ad eccezionali abilità di guida, come quelle dimostrate dai piloti di Formula 1, può essere associata a specifici cambiamenti nell’architettura morfologica e funzionale del cervello.

Utilizzando una risonanza magnetica funzionale e strutturale, sono state indagate le prestazioni ed i consumi cerebrali di un gruppo sperimentale di 11 piloti professionisti, la maggior parte dei quali provenienti dalla F1, e un gruppo controllo di 11 non-piloti di pari età, mentre venivano sottoposti ad intensi test mentali. Più precisamente sono stati analizzati gli schemi di attività cerebrale e di connessione regionale durante un compito di guida passiva ed è stato visto che i piloti professionisti hanno un reclutamento funzionale più consistente delle regioni cerebrali collegate all’attività di guida.

I piloti professionisti sono caratterizzati da una maggiore sincronizzazione del segnale BOLD in diverse regioni corticali, che includono corteccia bilaterale del cingolo, para-ippocampo, precuneo, area motoria e premotoria, corteccia prefrontale dorsolaterale e corteccia temporale media; molte di queste aree sono state precedentemente correlate a differenti aspetti legati al comportamento di guida, come vigilanza, monitoraggio visivo-spaziale, navigazione, preparazione all’azione e controllo motorio. Dall’altra parte i non-piloti hanno mostrato una consistente modulazione della risposta cerebrale per la maggior parte limitata all’area visiva. I piloti professionisti mostrano una più alta correlazione tra regioni cerebrali come l’area prefrontale, la corteccia anteriore e posteriore del cingolo e i gangli della base; in particolare alcune di queste regioni, che includono area orbi-frontale, area prefrontale dorso-mediale, area superiore prefrontale, area corticale motoria e premotoria, sono caratterizzate da un maggior numero di forti collegamenti funzionali.

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FIGURA 5: CORRELAZIONE INTERINDIVIDUALE NEI DUE GRUPPI A CONFRONTO

Utilizzando l’analisi di connettività interindividuale (ISC), è stato notato un collegamento funzionale più forte sempre nei professionisti tra le aree corticali coinvolte nella pianificazione motoria (corteccia premotoria e gangli della base), nel controllo motorio (gangli della base e corteccia motoria primaria), e nella presa di decisione (corteccia del cingolo e corteccia prefrontale). È stato dimostrato che i gangli della base sono fondamentali nell’apprendere un nuovo comportamento motorio e nel recuperare la sua rappresentazione dopo che la capacità è stata completamente automatizzata. Dunque nei piloti l’area corticale e subcorticale si scambiano informazioni e collaborano in maniera sinergica ad un livello elevato durante compiti di guida passiva, nel reclutamento e nella rappresentazione di informazioni legate alle acquisite capacità di guida.

Sebbene sia i piloti professionisti che i non piloti condividano la comune e necessaria conoscenza per l’ordinaria guida su strada, guidare un’auto da corsa implica ulteriori capacità, che vanno dall’uso differente del cambio e del freno alle rapide accelerazioni da effettuare.

Il pilota è aiutato quindi dal suo grande bagaglio esperienziale, che si forma direttamente sul tracciato. Semplicemente di fronte ai test a cui sono stati sottoposti tutti i soggetti, i non piloti guardano la gara, mentre i piloti si immedesimano nella corsa.

Non si tratta solamente di modificazioni funzionali ma anche di adattamenti anatomici; infatti secondo uno studio condotto da Sagi e collaboratori del 2012, bastano solamente 2h di pratica con un simulatore di guida per indurre cambiamenti strutturali rilevabili utilizzando l’imaging del tensore di diffusione (DTI). Facendo un confronto tra l’anatomia cerebrale dei piloti professionisti e quella dei non professionisti, è stato notato che nel gruppo sperimentale diverse aree cerebrali sono caratterizzate da un aumento della densità di materia grigia. Queste regioni includono i gangli della base, la corteccia senso-motoria, la circonvoluzione frontale inferiore, la corteccia retro-spinale, la circonvoluzione fusiforme e il para-ippocampo.

Un’ulteriore analisi dei risultati strutturali e funzionali rivela che alcune di queste aree, tra cui corteccia del cingolo posteriore bilaterale, corteccia retro-spinale, para-ippocampo sinistro, talamo sinistro, nucleo caudato sinistro, nucleo lentiforme destro e circonvoluzione frontale inferiore destra, mostrano anche un più alto livello di attivazione nei piloti professionisti rispetto ai non professionisti sempre durante il compito di guida passiva. In particolare i gangli della base e la circonvoluzione frontale inferiore sono conosciute per essere coinvolte nell’esecuzione e nel controllo degli atti motori e una loro modificazione potrebbe indicare l’acquisizione di uno specifico repertorio motorio e/o un’aumentata abilità nella reattività motoria, essendo cioè più accurati e tempestivi.

Dall’altra parte altre aree come la corteccia del cingolo posteriore, la corteccia retro-spinale e la circonvoluzione para-ippocampale sono state associate con la memoria spaziale e la navigazione. Il volume di materia grigia della corteccia retro-spinale è specificatamente correlata con il livello di efficienza nelle competizioni, espressamente dimostrato dai numeri di podi ottenuti nel totale di corse svolte; questa area cerebrale, insieme all’ippocampo, è particolarmente importante nella generazione e nel recupero successivo delle mappe spaziali, indipendentemente dall’osservazione.

La corteccia retro-spinale potrebbe essere coinvolta nell’immagazzinamento tramite mappe spaziali mentali dei tracciati di gara e il più importante reclutamento di questa regione nei piloti professionisti potrebbe dipendere nel recupero successivo delle informazioni di guida relative ad ogni circuito. I piloti caratterizzati da una corteccia retro-spinale più sviluppata potrebbero essere capaci di ottenere una migliore rappresentazione spaziale del circuito e quindi essere in grado di determinare la migliore strategia di gara. Per concludere grazie a questo studio si è visto che, durante un compito di guida passiva, il gruppo sperimentale formato da piloti professionisti ha un significativo e più grande coinvolgimento delle aree cerebrali deputate al controllo motorio e alla navigazione visivo-spaziale, mentre il gruppo controllo formato da non piloti si focalizza prevalentemente sulla corteccia visiva.

La Preparazione Mentale

La preparazione mentale va di pari passo a quella fisica, entrambe non possono fare a meno l’una dell’altra; la mente va allenata proprio come il corpo, soprattutto in uno sport ad alto rischio come l’automobilismo, dove concentrazione, reattività e velocità decisionale sono di estrema importanza.

Ma come prepara la sua mente un pilota?

Presso il centro di preparazione Formula Medicine sono stati realizzati dei test computerizzati che vanno a valutare diversi aspetti mentali del pilota come la capacità di reazione, la memoria, la concentrazione, la capacità visiva e l’attenzione focalizzata; tali test vengono somministrati “a freddo” per vedere il livello di partenza dell’atleta che si ha di fronte e successivamente “a caldo”, cioè dopo aver sperimentato alcune tecniche di preparazione. Grazie a queste tecniche il pilota riesce a liberare la mente, a concentrarsi per svolgere i test al massimo delle proprie capacità e dunque ottenere risultati più che soddisfacenti. Tra le tecniche più utilizzate abbiamo:

  • IMAGERY, o allenamento ideomotorio, che consiste in una rappresentazione mentale sistematicamente ripetuta e cosciente dell'azione motoria che deve essere appresa, perfezionata o stabilizzata, senza che vi sia una esecuzione reale, visibile esternamente, di movimenti parziali o globali.
  • RILASSAMENTO MUSCOLARE PROGRESSIVO, una tecnica ideata negli anni trenta dal medico e psicofisiologo statunitense Edmund Jacobson e basata sull'alternanza contrazione/rilasciamento di alcuni gruppi muscolari per sciogliere rapidamente stati di tensione, di ansia e di stress.
  • AROUSAL, ovvero attivazione psicofisica, che ha il compito di preparare il corpo all’azione conferendogli la carica e permettendo l’accesso alle risorse energetiche dell’organismo; con questa tecnica la tensione muscolare, la frequenza cardiaca, il dispendio energetico si innalzano ad un livello adeguato e superiore allo stato normale di riposo e vanno considerati in maniera positiva come energia, carica, preparazione dell’organismo a gareggiare.
  • RESPIRAZIONE DIAFRAMMATICA PROFONDA, ovvero la respirazione originaria dell’essere umano, che purtroppo col passare del tempo può subire alterazioni che influenzano negativamente altre funzioni come movimento, postura, emozioni, pensieri ed immaginazione.
  • FOCUSING, tecnica di ascolto corporeo ideata da Eugene Gendlin, che promuove l'attivazione di una consapevolezza corporea interna definita “sensazione sentita”, la quale non ha forma, è una sensazione corporea, prodotta da uno stato emotivo che inizialmente viene percepita come confusa o indistinta e permette di far emergere contenuti bloccati e poco chiari.
  • MINDFULNESS, una pratica meditativa il cui scopo è quello di renderci consapevoli di ciò che sta accadendo, renderci quindi meno vulnerabili alla potenza del pensiero e rendere la nostra mente più forte.
  • Per il pilota è vitale porsi degli obiettivi e riesaminare attentamente il tracciato allo scopo di pianificare la migliore strategia di gara. Anche i moderni simulatori di guida sono di grande aiuto per allenare la mente del pilota, per ripassare il tracciato che si andrà a percorrere in quel weekend di gara (Figura 6).

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    FIGURA 6: SIMULATORE DI GUIDA DI F1

    Respirare in maniera adeguata e riuscire a controllare i propri pensieri sono parte integrante dello sviluppo psicologico del pilota e utili per rimanere calmo durante i momenti di maggiore pressione come nelle qualifiche e al via di una gara; ci sono talmente tante persone intorno ad un pilota, tra sponsor, fans e media, anche prima che questo si posizioni all’interno della propria macchina, che è difficile non agitarsi e concentrarsi, dunque in questo momento non resta che respirare profondamente, cercare di abbassare la frequenza cardiaca, focalizzarsi sul compito da svolgere e ripetersi parole chiave e di incoraggiamento. Grazie ad una adeguata preparazione i piloti sono in grado di ottimizzare la propria performance e gestire al meglio le loro energie sia mentali che fisiche.

    Nelle difficili condizioni durante un GP, il sangue ha poca ossigenazione, perché il cuore pompa all’impazzata, eppure un pilota riesce a mantenersi freddo e in caso di imprevisto sa effettuare una manovra correttiva, trovare uno spiraglio in un sorpasso che si presenta all’improvviso.

    Il campione è quello che si mantiene lucido, sa quali sono i suoi limiti e quelli della propria macchina. L’emotività e il nervosismo sono effetti collaterali del pilota super-competitivo, perché egli tenderà a correre in uno stato di tensione generalizzata con i muscoli contratti che fanno consumare di più e avvertirà prima la stanchezza. Col tempo, l’esperienza e l’allenamento però, si riesce ad essere più “economici”, cioè a dosare meglio le proprie energie. Da una serie di studi scientifici è emerso che l’andamento di gara di un pilota è condizionato maggiormente dalla prestazione mentale piuttosto che da quella fisica; quando il pilota prova a spingere al massimo, aumenta il suo sforzo, dunque aumenta il consumo del sistema nervoso, ma non riesce a mantenere per tutta la gara un ritmo massimale per l’insorgere della stanchezza mentale.

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