L’Automobilismo
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L’Automobilismo

Excursus della storia dell’automobilismo e descrizione dei compiti che deve svolgere il pilota all’interno della propria macchina.

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L’Automobilismo

La Storia

L'automobilismo rappresenta uno degli sport più spettacolari dell'epoca moderna; nasce dall’istinto dell’uomo di confrontarsi con sé stesso e con le proprie realizzazioni, diventando un importante mezzo di ricerca e di sperimentazione che le industrie del settore utilizzano per migliorare le auto prodotte in grande serie, nonché un grande mezzo pubblicitario.

L'automobilismo sportivo si divide in due specialità principali: le corse di velocità in circuito chiuso, l'autodromo, e i rallies, gare a tappe su percorsi con fondo generalmente di terra, oppure nei deserti. Le competizioni di velocità possono essere di breve distanza, come i Gran premi di Formula 1, oppure di durata sulla distanza di 6, 12 o 24 ore. L'attività sportiva mondiale è organizzata da un ente, la Federazione internazionale dell'automobile (FIA), che stila regolamenti tecnici e definisce le norme di comportamento che i piloti devono rispettare durante le competizioni; a questo ente aderiscono oltre 150 associazioni di 115 nazioni, che rappresentano più di 100 milioni di automobilisti. Nel mondo i praticanti lo sport dell'automobile sono circa mezzo milione, mentre i piloti professionisti un migliaio; dunque le competizioni sono in grande misura frequentate da dilettanti, cioè da persone che praticano lo sport automobilistico per passione.

Le vetture da competizione sono suddivise in tre categorie principali in base alla cilindrata del motore e al tipo di carrozzeria: le Formula, denominate anche 'monoposto', perché hanno un solo posto di guida, che sono progettate esclusivamente per le corse e hanno le ruote non protette dalla carrozzeria (Figura 1); le Sport-prototipo che, a differenza delle Formula, hanno le ruote coperte dalla carrozzeria e sono impiegate nelle gare di durata; il Turismo speciale, la categoria più diffusa nel mondo, che identifica le automobili di serie modificate e potenziate per la competizione. Una categoria a parte è il kart, una monoposto in miniatura, priva di carrozzeria ed equipaggiata con un motore di piccola cilindrata, con la quale si può gareggiare già all'età di 8 anni e rappresenta una scuola fondamentale per chi intende intraprendere la carriera di pilota. La categoria più famosa e prestigiosa è la Formula 1 (F1), considerata la massima espressione dello sport a quattro ruote. Dal 1950 è istituito il Campionato del mondo di F1: la prima edizione fu vinta dall'italiano Giuseppe Farina su Alfa Romeo.

La F1, per gli ingenti investimenti economici che richiede, è un'attività che soltanto le grandi industrie automobilistiche possono permettersi, tuttavia gli elevati costi sono compensati dall'enorme popolarità di cui essa gode; infatti, grazie alla televisione ogni Gran premio è visto da oltre un miliardo e mezzo di persone. L'unica scuderia ad aver preso parte a tutte le edizioni del Campionato di F1 è la Ferrari, la quale ha vinto più Gran Premi di qualsiasi altra casa automobilistica, conquistando molte volte anche il titolo riservato ai costruttori. L'origine dell'automobilismo sportivo risale alla fine dell'Ottocento e coincide con la nascita dei primi veicoli a motore. La paternità del primo veicolo a motore, del 1885, è attribuita al tedesco Karl Benz.

Nel 1895 fu disputata la prima vera corsa automobilistica della storia, la Parigi-Bordeaux-Parigi, poi nel secondo decennio del Novecento le corse si trasferirono dai tracciati ricavati da strade cittadine, oppure di campagna, agli autodromi, che erano più sicuri per i piloti e soprattutto per il pubblico.

Una competizione particolare è stata la Mille miglia, che si è disputata dal 1927 al 1940 e nuovamente dal 1947 al 1957, la quale prevedeva un percorso stradale di 1.600 km, equivalenti appunto a 1.000 miglia, che si snodava da Brescia a Roma e ritorno.

Nel decennio successivo alla fine della Seconda guerra mondiale, i costruttori di automobili hanno iniziato a intravedere nelle corse una parte integrante delle proprie strategie industriali: erano gli anni del fenomeno noto come motorizzazione di massa. I successi che influivano positivamente sulle vendite hanno iniziato a delineare le caratteristiche dello sport automobilistico professionistico moderno, nel quale interessi sportivi e commerciali si intrecciano.

L'avvento delle sponsorizzazioni, ma soprattutto la grande diffusione della televisione come mezzo di comunicazione globale hanno avuto una parte determinante nella crescita di popolarità delle corse automobilistiche, in particolare della F1. Il più grande pilota di tutti i tempi è considerato il mantovano Tazio Nuvolari, che ha rappresentano l'immagine del corridore automobilistico coraggioso e indomito, capace di epiche vittorie contro avversari al volante di vetture più potenti. Negli anni Cinquanta, con l'avvento della Formula 1, il migliore è stato l'argentino Juan Manuel Fangio, che ha vinto quasi metà dei Gran premi cui ha partecipato; il suo record (5 Campionati del Mondo vinti) è stato battuto dal tedesco Michael Schumacher, certamente il più grande fuoriclasse nella storia della F1: 7 titoli, 5 dei quali ottenuti dal 2000 al 2004 con la Ferrari. Prima dell’era Schumacher, la F1 ha goduto delle sfide tra due autentici assi del volante: il francese Alain Prost, campione nel 1985, 1986, 1989, 1993, e il brasiliano Ayrton Senna, che ha conquistato tre titoli nel 1988, 1990 e 1991. L'austriaco Jochen Rindt è l'unico cui è stato assegnato il titolo di Campione di F1 dopo la morte, nel 1970.

Tra i piloti capaci di affermarsi con qualsiasi vettura e in qualunque genere di competizione vanno ricordati l'italo-americano Mario Andretti, Campione di F1 nel 1978, vincitore della 500 miglia di Indianapolis e di molte gare per vetture Sport-prototipo, e il belga Jacky Ickx, i cui successi spaziano dalla F1 (otto vittorie), alle corse di durata (sei successi nella 24 ore di Le Mans), ai rallies.

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La Corsa Automobilistica

L’automobilismo è uno degli sport più impegnativi sia a livello fisico che a livello mentale non solo per il pilota ma anche per il team, che gioca un ruolo importante nella prestazione della macchina; è da sempre e continuamente sottostimato soprattutto in termini di performance atletica e ciò accade perché molte persone non sono a conoscenza delle richieste fisiologiche, fisiche e mentali di tale sport.

Affinché un’attività venga considerata uno sport, essa deve comprendere una o più qualità fisiche come la resistenza, la forza, la coordinazione neuromuscolare, etc.; inoltre questa attività deve essere regolamentata e uniformata in tutto il mondo sotto la stretta supervisione di una federazione sport-specifica, che come sopra enunciato in questo caso è la FIA.

La pratica deve essere diretta alla competizione tra tutti i partecipanti e dunque senza alcun dubbio possiamo affermare che l’automobilismo è uno sport a tutti gli effetti, paragonabile agli altri, perché soddisfa tutte queste richieste; certamente si tratta di uno sport con una maggiore richiesta mentale,strettamente legata alla condizione fisica dell’atleta.

Specialmente in Formula 1 i piloti sono chiamati a svolgere diversi compiti, mettendo in atto abilità motorie e cognitive: rimanere calmi e concentrati sulla propria vettura, sul tracciato e sui loro avversari, i quali si trovano solamente a qualche centimetro di distanza, mentre corrono a velocità elevate, essere reattivi, agili e coordinati affinché ogni movimento sia rapido e preciso, comunicare in maniera efficace con i propri pit-manager tramite gli auricolari, mantenersi idratati.

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Il team, che include gli ingegneri, i meccanici, gli specialisti delle gomme e i managers, deve lavorare insieme, collaborare strettamente, seguire le istruzioni del leader e svolgere ciascuno i propri compiti (Figura 2).

In questo sport non sono ammessi errori; anche un solo sbaglio può costare la vita. Entrando più nello specifico e prendendo l’esempio della Formula 1, quando ci troviamo nel week end di gara, le attività cominciano il venerdì con le prove libere, che comportano due uscite in pista, ovvero prove libere 1 e prove libere 2; il sabato corrisponde ad una grande giornata, perché i piloti hanno la possibilità di fare quattro uscite in pista per le prove libere 3 e le manches di qualificazione 1, 2 e 3, ma non tutti partecipano a queste quattro sessioni, solo coloro che riescono a mantenere la propria posizione alta in classifica nelle prove precedenti; infine la domenica è il giorno cruciale, quello della corsa, che ha una durata media di 90 minuti.

Ovviamente queste caratteristiche non sono identiche per tutte le serie automobilistiche. Non bisogna dimenticare tuttavia che, quando i piloti non sono in pista, sono comunque impegnati a parlare con i membri della propria equipe per ottimizzare le prestazioni della propria vettura o dedicano un po' del loro tempo disponibile ai media. Come abbiamo già detto, lo sport automobilistico ha diverse categorie (F1, NASCAR, Cart World Series, Indy Racing League, Formula 3, Gp2, Gp3, Rally, Shell Touring Car Series, etc.), ciascuna delle quali ha una propria durata; nel grafico sottostante è riportata la durata media delle gare.

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C’è da notare che per le prove di endurance, per esempio la 24h di Le Mans, non è sempre lo stesso pilota che guida senza mai fermarsi, ma il team è formato da un massimo di 4 piloti e si ha una rotazione circa ogni 3 ore. Detto ciò possiamo affermare che i piloti sono atleti di endurance.

Gli Infortuni

Come in tutti gli sport, anche nello sport automobilistico gli atleti infortunarsi durante la prestazione; sebbene il pilota sia circondato da una struttura metallica protettiva, possieda un abbigliamento regolamentato e sia protetto da un forte sistema di cinture, può accadere che si ferisca al momento dell’incidente e non solo.

Anni fa i danni che i piloti riportavano erano numerosi e frequenti, specialmente quelli al collo, dovuti il più delle volte al classico “colpo di frusta”, il quale si verifica in seguito ad un impatto principalmente posteriore, ma anche laterale al veicolo, con un meccanismo di accelerazione-decelerazione con trasferimento di energia verso il collo; ne conseguono ripercussioni attingenti le strutture ossee, ma anche i tessuti molli della regione cervicale. Nel momento dell’impatto, soprattutto quando questo è posteriore, il dorso della persona va a sbattere contro il sedile producendo un’iperestensione del collo seguita da una flessione anteriore della testa, come illustra la figura sottostante.

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Oggi grazie ad un sistema di sicurezza che si prende cura del complesso testa-collo, i danni alla regione cervicale sono sempre meno frequenti. Questo sistema si chiama “HANS”, Head and Neck Support, ed è stato creato a metà degli anni 80 dal Dr. Robert Hubbard, professore di ingegneria biomeccanica alla Michigan State University, per contrastare i due problemi principali che possono portare ad infortuni gravi come la frattura alla base cranica.

Il primo problema riguarda gli impatti della testa contro l’abitacolo, i quali vengono ridotti notevolmente grazie al sistema HANS, che frena e limita la testa nei suoi movimenti, dunque evita che questa venga spinta via in una direzione tendente a strapparla dal resto del corpo; il secondo problema riguarda le forze di trazione in azione sul collo, le quali vengono ridotte grazie alle cinture applicate sul casco, scaricando le forze direttamente sulle restanti parti del sistema.

Dopo un sondaggio fatto tra i piloti, si riscontrano infortuni anche in altre zone del corpo come al dorso in seguito a vibrazioni eccessive della vettura, incidenti che implicano un cappottamento, contusioni con l’imbracatura delle cinture di sicurezza, poi anche infortuni alle costole e ai polsi.

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TABELLA 1: INFORTUNI CORRELATI ALL’AUTOMOBILISMO.

La macchina da corsa produce vibrazioni dovute al motore e alla rigidità delle sospensioni direttamente trasferite al pilota e non possono essere attenuate in alcun modo, proprio perché l’atleta deve ben percepire i movimenti della vettura; queste vibrazioni producono danni da over-use ai quali conseguono disturbi muscolo-scheletrici. Per esempio la colonna vertebrale è soggetta ad un sovraccarico verticale causato dalle vibrazioni dell’abitacolo, che va ad interessare i dischi intervertebrali e i muscoli spinali, deputati a mantenere la postura, a diminuire gli effetti della forza g e a ridurre le trazioni/compressioni dei dischi intervertebrali. Possono presentarsi danni ai nervi periferici causati sia da tali vibrazioni sia da contatti laterali con l’abitacolo; precisamente i problemi possono insorgere al nervo radiale e avere come conseguenza il polso cadente a fine corsa e anche al nervo popliteo che causa paralisi degli estensori.

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TABELLA 2: COSA PUÒ ESSERE FATTO PER PREVENIRE INFORTUNI.

La preparazione fisica gioca un ruolo importante nella prevenzione di tali infortuni.

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