Interviste a piloti di automobilismo
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Interviste a piloti di automobilismo

Solo recentemente si stanno diffondendo modelli positivi, che danno il dovuto rilievo alla salute e al livello di preparazione atletica sia dei piloti sia dei team; infatti l’automobilismo è uno degli sport tra i più impegnativi fisicamente e mentalmente.

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Interviste a piloti di automobilismo

ANDREA FERRARI

Preparatore atletico della Ferrari Driver Academy

Y: In che cosa consiste esattamente il tuo lavoro a Maranello?

AF: Faccio parte del programma Ferrari Driver Academy, la scuola giovani della Scuderia Ferrari e mi occupo della preparazione atletica dei piloti che ne fanno parte; alleno i ragazzi in modo che siano in grado di sostenere lo sforzo fisico che poi dovranno affrontare durante i week-end di gara.

Per raggiungere questo obiettivo programmo e pianifico le attività che poi i ragazzi, in base ai vari impegni, dovranno seguire per tutto il corso della stagione agonistica: attività come la corsa, bici, arrampicata, nuoto, sci di fondo e tante altre.

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Y: In Formula Uno tra i vari GP in programma sul calendario ce ne sono quattro che di solito si svolgono in condizioni climatiche diverse: il GP dell’Ungheria e della Malesia con il caldo e l’umidità, il GP del Belgio freddo e piovoso, quello di Monza, un tracciato atipico e unico nel suo genere ed infine Singapore, in notturna. Dal punto di vista fisico cambia qualcosa per il pilota? Cosa fa un preparatore per aiutare il pilota a combattere il caldo, il freddo o cali di concentrazione?

AF: Per prima cosa la tipologia di un tracciato influisce molto sullo sforzo fisico di un pilota: non è la stessa cosa per un pilota, dal punto di vista atletico, affrontare le curve veloci di Silverstone, le curve lente di Montecarlo o i lunghi rettilinei di Monza. Inoltre lo sforzo fisico può essere influenzato anche dalle condizioni atmosferiche: ad esempio in caso di pista asciutta lo sforzo è maggiore rispetto a quando la pista è bagnata.

Poi in certi Gran Premi come in Malesia o in Ungheria, le temperature dell’aria sono elevate (40°C all’incirca) con un tasso di umidità molto alto (80% circa) e se a questo si aggiungono le alte temperature all’interno dell’abitacolo e il materiale ignifugo della tuta, il calore che il corpo deve sopportare è molto alto. Per capire meglio l’influenza che queste condizioni estreme hanno su un pilota dobbiamo considerare che “la perdita di liquidi dell’1% del peso del corpo corrisponde alla perdita di performance psicofisica del 10%”. Quindi se un pilota pesa all’incirca 70 kg e, durante una gara, perde l’1% del proprio peso significa che perde 0,7 kg (70*0,01) e questo porta, come da regola, ad un calo della performance psicofisica del 10%.

Ma se consideriamo che, nelle gare calde, lo stesso pilota può perdere anche fino a 4kg di liquidi (ossia il 5,7% del suo peso) allora il calo della performance psicofisica e del rendimento di quel pilota è ben del 57% (ovvero 10%*5,7). È per questo motivo quindi che preparare un ottimo piano di alimentazione e idratazione assume un aspetto fondamentale nella preparazione di un pilota.

Y: Cambia la preparazione fisica di un pilota durante il suo percorso dal kart fino alla F1 passando per F3, Gp2 e WSR?

AF: La preparazione fisica di un pilota chiaramente cambia durante il suo percorso nelle diverse categorie del motor-sport: il fattore primario di cambiamento è l’età perché a seconda di essa adotti una metodologia diversa (ad un atleta di 12 anni non puoi sottoporre la stessa metodologia di un atleta che ne ha 23). Poi è chiaramente diversa perché cambiano le prestazioni del mezzo con cui corre e la durata delle gare.

Y: Su cosa deve porre maggiore attenzione il pilota nelle varie fasi della sua preparazione?

AF: Durante l’inverno quando i piloti sono fermi si svolge una preparazione generale, quindi si va a lavorare su tutto, sulle capacità condizionali, sulla mobilità articolare e sulla flessibilità. Alla volta della preparazione speciale si dà più spazio a quelle che sono le priorità di questo sport e quindi in primis alla potenza aerobica.

Y: Durante la settimana di gara come si allena il pilota?

AF: Per i piloti di F1 ci si allena duramente anche durante la race-week, perché il tempo per allenarsi durante la stagione è poco e quindi bisogna che il pilota si alleni ogni qualvolta che ha tempo a disposizione, anche durante il sabato, giorno prima della gara; il pilota si è allenato durante tutto l’inverno, è abituato a questi ritmi e quella sessione di allenamento non inciderà sulla performance del giorno dopo. Mentre per i piloti delle categorie inferiori come Gp2 e Gp3 lunedì, martedì e mercoledì della settimana di gara ci si allena più o meno con il solito ritmo e poi nei giorni a seguire si fa scarico. Durante il weekend di gara prima delle qualifiche e delle gare si fa del risveglio muscolare e un pò di attivazione generale.

Y: Come è impostato un giorno-tipo di allenamento?

AF: Anzitutto l’allenamento fisico viene programmato in base a quello mentale; una sessione di allenamento fatta bene ha una durata di circa 2:30/3h, compreso warm up e cool down. Il cuore è il muscolo più importante da allenare; diversi sono i metodi da utilizzare, come lavori incentrati sulla resistenza, oppure lavori intervallati (HIIT) e lavori a circuito misto che prevedono una parte aerobica importante. Fondamentale è mantenere la frequenza cardiaca al di sopra dell’80 % della FC max. Alla forza dedico circa 1/1:30h per 3 volte a settimana con un metodo riadattato ma preso dal Power Litfing e vado ad allenare tutti i distretti muscolari.

KEVIN CECCON

Pilota Audi nel Blancpain GT Series Test di Formula 1 per la Scuderia Toro Rosso nel 2011 Due podi a Montecarlo in Gp3 nel 2012 e Gp2 nel 2013 Diverse stagioni tra Gp2 e Gp3

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Y: Quanto è importante per te la preparazione fisica e quella mentale?

KC: Sicuramente entrambe sono molto importanti e si completano a vicenda, anche se personalmente ritengo quella mentale più importante fra le due. La testa in un atleta è tutto; è anche certo che più sei allenato e più stai meglio. Facendo un esempio, su gare di lunga durata se si è rigidi, quindi se la contrazione del muscolo è continua, si può essere tanto allenati fisicamente ma a lungo andare si cede, ed è lì che entra in gioco la testa.

È importante cercare di rilassarsi in determinate parti del circuito, dove stress e tensione non sono troppo alte. La preparazione fisica del pilota è più aerobica essendo uno sport di durata che dunque necessita più di resistenza che di forza.

Y: Quanto incide sulla performance essere allenati o meno?

KC: Più sei allenato, più sei rilassato, più sangue arriva al cervello e più sei lucido; ci sono stati piloti in F1 che non si sono mai allenati e piloti che invece praticano triathlon.

Personalmente credo che incida molto; ho fatto gare dove mi sentivo meno preparato e il fisico ha inciso sulla prestazione e gare come in Malesia nel 2013 dove sono rimasto senza acqua dopo il primo giro a causa della rottura del tubo con il 40% di umidità e sono stato in grado di arrivare fino in fondo, proprio perché fisicamente ero preparato.

Y: Come ti prepari per una gara?

KC: Durante la settimana di gara è importante non sovraccaricare troppo e fare cose che ti facciano star bene e ti rilassino. Generalmente si fa tanto carico durante l’inverno, mettendo su massa muscolare in particolar modo nelle braccia, e poi via via che si prosegue verso la stagione e durante la stagione stessa ci si focalizza maggiormente sull’allenamento aerobico.

È importante programmare le attività in funzione dell’ora della gara; per esempio se la gara è la sera, preferisco alzarmi più tardi al mattino, fare una colazione molto abbondante e mangiare meno durante la giornata. Prima della gara mi scaldo molto soprattutto il collo che è fondamentale e mi preparo ad essere reattivo per la partenza imminente. Altra cosa su cui fare attenzione è mantenersi sempre idratati.

Y: Prima di salire in macchina come ti concentri e cosa si prova?

KC: Riguardo a cosa si prova dipende da dove parti, come parti, qual è l’obiettivo; la tensione è sempre alta, hai un mix tra dubbi, incertezze, perplessità, un pò di nervosismo, ma soprattutto tanta adrenalina dato i rischi che si corrono in gara.

Ci deve anche essere un minimo di divertimento. Per me non è un problema trovare la concentrazione; in genere ripenso alla procedura di partenza oppure al primo giro, alla prima curva. Alcune volte ci vengono mostrati filmati riguardanti le varie partenze negli ultimi anni su quel tracciato per capire cosa può accadere, dove e perché avvengono solitamente gli incidenti. Personalmente ho piacere a non rimanere solo, preferisco parlare col mio meccanico o col mio ingegnere.

Y: Durante e dopo la gara cosa percepisci sia a livello fisico che a livello mentale?

KC: Dipende da quanto sono lunghe le gare, per esempio nell’ultima stagione corsa in Gp3 nel 2015 non ho mai pensato al mio fisico, mentre a 15 anni in Formula 3 ho sofferto molto il fisico ed ero teso come una corda di violino, avevo crampi, poi con l’esperienza e l’allenamento non ho più avuto dolori fisici. Dal punto di vista mentale non hai tempo di pensare a tante cose, devi solo focalizzarti su ciò che stai facendo, pensi a come stai andando; quando sei al pit-stop parli con l’ingegnere, senti come stanno andando le gomme, cerchi di capire se la strategia è quella giusta.

Quando ero piccolo dovevo pensare a cosa fare settore per settore come ad esempio rilassarmi una volta che mi trovavo sul rettilineo, rilassare le spalle, sciogliere gli avambracci e il collo, allentare qualunque tensione, aprire le mani; con gli anni queste cose sono diventate automatiche, le metto in atto senza pensarci, ho acquisito come degli schemi mentali.

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